Cosa sono gli Investimenti Diretti Esteri e che ruolo economico svolgono?

Globalizzazione e localizzazione delle multinazionali

Una strategia di allocazione delle risorse produttive: ecco cosa sono gli investimenti diretti esteri.

Dove dislocare i propri mezzi produttivi: cosa sono gli investimenti diretti esteri dal punto di vista delle aziende

La globalizzazione economica ha portato a un’enorme sviluppo delle aziende multinazionali: l’apertura di impianti di produzione o di filiali in Stati diversi da quello in cui si trova la sede aziendale si è rivelata una strategia vincente.

Gli IDE o Investimenti Diretti Esteri sono lo strumento finanziario con il quale le multinazionali acquisiscono quote di partecipazione nel capitale di aziende estere oppure aprono nuove filiali oltre i confini dello stato in cui si trova la sede centrale.

I vantaggi derivati da questi investimenti sono di tre ordini: l’acquisizione di brevetti e altre risorse, il beneficiare di condizioni di mercato più favorevoli rispetto a quelle del proprio mercato principale (costi minori di manodopera o materie prime), l’acquisizione di know – how propri di un certo mercato

Una multinazionale che scelga di svilupparsi in verticale, cioè dislocando le varie fasi della produzione in diverse zone del globo, intende sfruttare le condizioni di mercato più favorevoli a ogni momento del processo produttivo e, allo stesso tempo, sa che i vantaggi derivati da questa strategia sono maggiori dei costi di trasporto dei prodotti non finiti da un luogo all’altro di produzione.

Una multinazionale che invece scelga di svilupparsi in orizzontale apre filiali in diversi punti del mondo al fine di limitare le spese di trasporto delle merci dal luogo di produzione al mercato sul quale verranno vendute.

Qual è il rapporto tra lo sviluppo di uno Stato e gli IDE?

Tra il 2003 e il 2007 gli investimenti diretti esteri, considerati su scala globale, hanno conosciuto un periodo di enorme espansione. In quel periodo i maggiori destinatari dei flussi di investimenti esteri furono i paesi in via di sviluppo, dove fu allocato oltre il 43% degli investimenti esteri totali. Negli stessi anni gli IDE in entrata nei paesi più sviluppati diminuirono drasticamente.

Nei drammatici anni della crisi economica del 2008 gli investimenti diretti esteri conobbero una progressiva contrazione nei paesi sviluppati, sia in entrata sia in uscita. Aumentarono invece nei paesi in via di sviluppo, che si cominciarono a porsi come investitori e non più come beneficiari degli investimenti. Questa diversa reazione alle difficoltà della crisi fu dovuta con ogni probabilità alla scarsa dipendenza dei mercati orientali dal mercato statunitense o europeo.
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ultimo aggiornamento: 09-06-2017

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