Cos’è e come funziona l’Equo Compenso in Italia?

Una tassa per i produttori che incide sul costo finale per i consumatori

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Cos’è e come funziona l’Equo Compenso? La tassa imposta sulla produzione di apparecchi dotati di memoria digitale (pennette USB, smartphone, computer).

Cos’è e come funziona l’Equo Compenso in Italia

La linea di principio generale alla base della legge sull’Equo Compenso è che gli autori, gli esecutori e i produttori di opere tutelate dal diritto d’autore debbano ricevere un compenso per le loro creazioni. Tale compenso deve essere versato dalle case produttrici di apparecchi finalizzati alla memorizzazione e alla riproduzione di contenuti audiovisivi.

L’ammontare di tale compenso varia a seconda della capacità di memoria del dispositivo e del sistema di lettura e di scrittura della memoria: si paga meno per la produzione di un supporto analogico, di più per un apparecchio digitale; maggiore è la capacità di memoria dell’apparecchio, maggiore sarà la quota da versare come Equo Compenso.

E’ la SIAE a ricevere dalle varie case produttrici l’Equo Compenso e a occuparsi della sua equa ripartizione. La SIAE ha inoltre il diritto di trattenere il 7% dell’Equo Compenso a titolo di rimborso spese di gestione.

Quali sono le dirette conseguenze dell’Equo Compenso

Nel corso degli anni la tassazione relativa all’Equo Compenso è via via aumentata, fino a toccare il massimo storico con l’ultima modifica apportata alla legge sull’equo compenso, che risale al 2014.

Da quella data in poi l’Italia si è trovata nella spiacevole situazione di imporre una tassazione per i diritti d’autore superiore a quella applicata dagli altri paesi europei. Ad esempio il dovuto per l’Equo Compenso da pagare su un computer con 512 Gb di memoria in Italia è di circa 32 Euro.

Ne consegue che le maggiori case produttrici di apparecchi elettronici in grado di registrare e riprodurre audio e immagini hanno alzato i prezzi dei loro prodotti destinati al mercato italiano, per rifarsi almeno in parte dell’elevata tassazione.

Data l’ormai enorme facilità con cui si possono acquistare prodotti tramite la rete, gli italiani hanno cominciato ad acquistare sempre più spesso prodotti in vendita su store internazionali di e.commerce: un’operazione valida se le spese di spedizione sono minori di quelle che si sosterrebbero in Italia per versare l’Equo Compenso.
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