La cifra che sarebbe stata richiesta dagli ospedali svizzeri alle vittime italiane della strage di Crans-Montana. I dettagli.
Circa 1,6 milioni di euro per le cure dei giovani italiani feriti nell’incendio del locale Le Constellation, a Crans-Montana. È questa la cifra che gli ospedali svizzeri avrebbero sostenuto per assistere le vittime del rogo, secondo quanto riferito da Rts, l’ente radiotelevisivo pubblico elvetico. Il conto complessivo ammonta a circa 1,5 milioni di franchi svizzeri e riaccende il dibattito su chi debba farsi carico delle spese mediche.

Crans-Montana: la richiesta della Svizzera alle vittime italiane
A ricostruire i costi è stata proprio l’emittente svizzera Rts, che sul proprio sito ha riportato le informazioni raccolte sulla vicenda. “Complessivamente 12 vittime italiane sono state curate negli ospedali svizzeri dopo l’incendio, per periodi più o meno lunghi”, si legge nel resoconto pubblicato sempre da Rts. Le cure ricevute dai dodici pazienti hanno comportato una spesa totale di circa 1,5 milioni di franchi.
La fattura è diventata motivo di polemica anche alla luce della posizione già espressa dal governo italiano. Lo scorso aprile, infatti, l’esecutivo aveva dichiarato che non avrebbe pagato le spese sanitarie sostenute in Svizzera per assistere i feriti italiani coinvolti nell’incendio.
Cosa prevedono gli accordi internazionali
A rendere più complessa la questione è il quadro degli accordi internazionali che disciplinano l’assistenza sanitaria oltre confine. Come evidenziato da Rts, un’intesa tra i Paesi europei stabilisce infatti che, quando un cittadino riceve cure mediche all’estero, i relativi costi siano sostenuti dal Paese in cui risiede.
È proprio questo principio a collocare la vicenda al centro del confronto sulle responsabilità economiche legate all’assistenza prestata ai feriti. Da una parte c’è il conto degli ospedali svizzeri, che hanno curato dodici giovani italiani per periodi differenti; dall’altra, la decisione già annunciata dal governo italiano di non farsi carico della spesa.
La cifra di circa 1,6 milioni di euro rende così evidente la portata economica della questione, mentre resta centrale il tema dell’applicazione degli accordi che regolano le cure ricevute dai cittadini fuori dal proprio Paese di residenza.