Il buttafuori del Le Constellation di Crans-Montana ha dato la sua versione dei fatti chiamando in causa Jessica Moretti.
Non solo il “giallo” legato agli arredi che non sarebbero stati ignifughi al Constellation di Crans-Montana. A far sorgere nuovi dubbi legati alla strage di Capodanno è stato l’interrogatorio del buttafuori e addetto alla sicurezza del bar di quella dannata nottata. L’uomo è stato sentito dagli inquirenti e ha fornito la sua versione dei fatti.

Crans-Montana: l’interrogatorio del buttafuori
L’indicazione date al personale del Le Constellation nella notte di Capodanno a Crans-Montana era di tenere le due porte di sicurezza chiuse e di consentire l’accesso e l’uscita solo dalla porta principale. in sintesi sarebbe questa la versione fornita alla polizia di Sion, da parte di Jankovic Predrag, il buttafuori in servizio la notte di Capodanno nel discobar dove si è verificata la strage in cui sono morte 41 persone.
Le parole del buttafuori e le indicazioni di Jessica Moretti
Secondo quanto riferito da diversi organi di stampa, davanti alla polizia di Sion, il buttafuori e addetto alla sicurezza del Le Constellation di quella notte a Crans-Montana, avrebbe spiegato che la decisione di tenere le due porte di sicurezza chiuse fosse stata presa con un motivo ben preciso: consentire l’accesso e l’uscita dalla sola porta principale.
Dall’interrogatorio dell’uomo, che lavorava a chiamata nel locale, sarebbero emersi dettagli inquietanti destinati a far parlare. Predrag avrebbe riferito di aver sentito Jessica Moretti parlare con i suoi collaboratori e dire “che le porte di emergenza dovevano rimanere chiuse” per la paura che gli avventori uscissero senza pagare.
Da quanto emerso, per lui era la prima volta che lavorava in quel locale. Con Predrag c’era anche l’altro addetto alla sicurezza, Stefan Ivanovic, che quella notte perse la vita durante i soccorsi.