Il senatore del Pd, Dario Franceschini, deve fare i conti con una tremenda malattia che ne ha stravolto la vita. La verità e cosa gli sta accadendo.
Il suo nome è spesso accostato a quello del Partito Democratico, per ovvie ragioni. Anche nell’ultimo periodo si era parlato di alcune possibili mosse in vista delle elezioni politiche del 2027. Ora, invece, purtroppo, di Dario Franceschini si parla per la malattia che lo ha colpito e che lui stesso ha voluto raccontare al Corriere della Sera.

Dario Franceschini: la diagnosi della malattia
Al Corriere della Sera, il senatore Pd, Dario Franceschini, ha voluto raccontare la sua drammatica esperienza con la malattia. Senza fronzoli l’uomo ha subito detto: “Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: ‘trascini i piedi, fatti visitare'”.
Da qui, appunto, la triste scoperta: “Si tratta di una malattia ancora avvolta dal mistero. Non se ne conoscono le cause. È impossibile da prevenire. E se ne possono curare solo i sintomi: non si guarisce, né regredisce. La progressione varia a seconda dei casi, ma è inarrestabile. Sul mio Parkinson, recentemente, s’è pure innestata una forma di parkinsonismo atipico: incide sull’equilibrio, che diventa sempre più precario, e provoca una difficoltà della parola”.
Come sta affrontando la malattia e gli effetti
Franceschini non ha nascosto le proprie emozioni: “La diagnosi è stata una botta tremenda. Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre”.
Tra i primi pensieri dell’uomo, una volta scoperto il Parkinson ci sono stati i suoi affetti più cari: “Ho pensato a mia moglie, che è molto più giovane di me, e alle mie figlie. Irene, che all’epoca aveva appena 5 anni. Caterina e Maria Elena, che oggi ne hanno rispettivamente 38 e 31. Ho immaginato il dolore, la sofferenza, i disagi che avrei procurato a tutti”.
Il senatore ha raccontato che come prima reazione volesse “nascondere la malattia”. Il motivo è molto semplice: “Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. Nell’immaginario collettivo ci sono il pugile Muhammad Ali, che trema tutto, o papa Wojtyła, no? Si tratta di sintomi diversi che, nella maggior parte dei casi, scatenano però sempre il medesimo feroce senso di imbarazzo“.
Il suo caso, però, è particolare visto che l’uomo ha proseguito nel suo lavoro con i medici e neurologi che lo hanno seguito fino ad oggi che gli hanno detto: “‘Se lei raccontasse la sua realtà, la sua vita quotidiana, spronerebbe tanti malati a uscire dalla penombra‘. Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto […]”.