Debiti per TFR, tutto quello che c’è da sapere: cosa sono, di cosa si tratta e come è possibile calcolarli

Il TFR, conosciuto anche come Trattamento di fine rapporto, è una somma di denaro che viene quantificata al dipendente dal datore di lavoro. Si tratta di una cifra una tantum che viene messe da parte dal datore di lavoro e pagata al dipendente una volta cessato il rapporto di lavoro.

TFR: la scelta spetta al dipendente

Il TFR viene elargito dal datore di lavoro al dipendente una volta che si presenta la fine del servizio lavorativo. La cessazione del rapporto lavoro può verificarsi per una serie di motivi: le dimissioni da parte del dipendente, licenziamento oppure pensionamento. La scelta della destinazione del trattamento di fine rapporto spetta al dipendente. In caso di imprese con un numero massimo di 49 dipendenti, il dipendente può valutare se lasciare il TFR in azienda oppure destinarlo ad un fondo pensione. Se, invece, ci troviamo dinanzi ad un’azienda con un numero di dipendenti superiore a 49, il dipendente può valutare di destinare il proprio TFR ad un fondo pensione oppure ad un fondo tesoreria INPS. Naturalmente in base alla scelta della destinazione TFR possono presentarsi una serie di conseguenze sia per l’azienda che per il dipendente.

Debito TFR

Quando si calcola il TFR (trattamento di fine rapporto) è importante considerare una serie di elementi: positivi e negativi. Gli elementi positivi sono: il TFR relativo agli stipendi percepiti durante l’anno e la rivalutazione del trattamento di fine rapporto maturato sino al 31 dicembre del precedente anno. Gli elementi negativi, invece, sono: le imposte pari all’11% sulla rivalutazione e il recupero dei contributi INPS solitamente riconosciuti intorno allo 0.5% delle retribuzioni nette di un anno. La differenza tra elementi positivi e negativi consente di calcolare il debito tfr netto maturato in un determinato anno.

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Buonuscita e Tfr sono la stessa cosa?

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