L’Unione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia sul tema terrorismo: “Non condivide i propri dati con gli Stati Membri”.

BRUXELLES (BELGIO) – L’Unione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia sul tema terrorismo. La Commissione, come riportato dall’Adnkronos, ha ricordato che “malgrado le ripetute richieste, Roma non permette agli Stati membri di accedere ai dati relativi al Dna, alle impronte digitali e all’immatricolazione dei veicoli“.

Bruxelles ha ricordato che “le regole sulla condizione delle informazioni tra Stati membri sono uno strumento chiave per combattere il terrorismo e la criminalità internazionale”.

Attesa per la decisione della Corte di Giustizia

La Corte di Giustizia nelle prossime settimane analizzerà la vicenda e deciderà se dare ragione all’Unione Europea oppure all’Italia. In caso di via libera al deferimento deciso dalla Commissione, Roma dovrà nelle prossime settimane stabilire le modalità per fornire i dettagli sui presunti terroristi agli altri Stati Membri.

Un cambio di passo fondamentale in un momento chiave nella lotta al terrorismo. In Italia l’attenzione è stata alzata dopo le minacce arrivate a Di Maio e alla città di Roma.

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La Corte di Giustizia sul velo in ufficio

In attesa di pronunciarsi sul tema terrorismo, la Corte di Giustizia ha emesso una sentenza destinata a creare diverse polemiche a livello internazionale. Come riportato da La Stampa, i giudici hanno detto che il datore di lavoro può impedire di indossare il velo islamico sul posto di lavoro.

I giudici hanno riconosciuto la possibilità di vietare “qualsiasi forma visibile di espressione delle convinzioni politiche, filosofiche o religiose in ufficio” e questo provvedimento “può essere giustificato dall’esigenza del datore di lavoro di presentarsi in modo neutrale nei confronti clienti o di prevenire conflitti sociali”. Il datore di lavoro, però, dovrà applicare il principio del tutti o nessuno e per questo la decisione non può riguardare un singolo dipendente.


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