Delitto di Garlasco, testimonianza vicina su bici e Alberto Stasi
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Delitto di Garlasco: Stasi, la bici e la vicina che sembra scagionarlo

Alberto Stasi

Il ragionevole dubbio su Alberto Stasi e la sua non colpevolezza per il caso del delitto di Garlasco. La bici e la vicina lo scagionano.

La lite furibonda messa a verbale dopo l’omicidio Chiara Poggi sta facendo molto discutere ma il delitto di Garlasco presenta ulteriori molteplici dubbi. In questo senso è da leggere il libro del giudice Vitelli, colui che assolse Alberto Stasi in primo grado, dal titolo ‘Il ragionevole dubbio su Garlasco‘, nel quale sono emersi tanti aspetti che darebbero una visione ben diversa della condanna successivamente maturata per lo stesso Stasi.

udienza in Tribunale

Delitto di Garlasco: il libro di Vitelli su Alberto Stasi

Il giudice Stefano Vitelli, l’uomo che assolse Alberto Stasi in primo grado in merito al delitto di Garlasco e l’omicidio Chiara Poggi, ha deciso di manifestare la propria visione del caso facendo ovviamente riferimento alla sua personale esperienza con la vicenda di cronaca. Vitelli lo ha fatto con un libro edito da Piemme Editore dal titolo ‘Il ragionevole dubbio di Garlasco’ scritto con il giornalista de La Stampa Giuseppe Legato.

Nell’opera sono messi in evidenza tutti i dubbi emersi nello stesso giudice sulla colpevolezza di Stasi nell’uccisione della fidanzata dell’epoca avvenuta il 13 agosto 2007. Parlando a margine dell’uscita del libro, Vitelli ha spiegato su Repubblica: “Su un caso così complesso e misterioso, decisi di partire dalla base. Non solo norme e codici: misi in discussione me stesso e ogni indizio con approccio socratico. E mi confrontai con poche persone che seppero ascoltarmi e che non avevano interessi: mia madre e pochi fidati amici. Consigliarono umiltà e prudenza nel giudizio, le due virtù che il presidente Mattarella ha invitato a coltivare, pochi giorni fa, in un suo bellissimo discorso ai giovani magistrati”.

La testimonianza della vicina sulla bici scagiona Stasi

Secondo quanto riferito da Vitelli i dubbi sulla colpevolezza di Stasi erano tanti: “Molti dubbi si concentrarono sull’alibi informatico. Disse che aveva lavorato alla tesi sul suo computer e che non riusciva a provare quando era entrato nel pc per accessi abusivi dei carabinieri che con procedure scorrette avevano sporcato i dati informatici. Percià la difesa, sulla base di questo errore, eccepì l’inutilizzabilità”.

Il giudice ha quindi spiegato come si mosse in quella circostanza: “Così decisi di disporre una perizia. Il risultato? Che Stasi lavorava alla tesi, con sostanziale continuità e impegno. Avevamo valutato anche da un punto di vista qualitativo e quantitativo, che era stato sostanziale. È importante, perché se immaginiamo che l’omicidio sia avvenuto nella prima parte della mattina questo vorrebbe dire che lui è tornato a casa in fretta e furia e si è messo a lavorare”.

Ma esiste un altro particolare importante: la vicina di casa. “Abbiamo sentito una vicina di casa che disse: ‘Abbiamo visto davanti al muro una bicicletta da donna’. Non corrispondeva alla bicicletta di Stasi e lei ne era convinta. Era una donna che non conosceva l’imputato”. Una testimonianza che di fatto scagionava Stasi e smontava svariate ricostruzioni sul suo conto.

Facendo riferimento alle tante cose che non tornavano Vitelli ha quindi spiegato: “Ma il ragionevole dubbio non è una sconfitta, la verità assoluta non è di questo mondo. È giusto assolvere, non è una sconfitta per lo Stato ma una vittoria. Processo strano, più affrontavo il processo e più c’erano dubbi. Dalla bicicletta alla vicina, troppi erano le cose che non tornavano”.

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ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2026 15:04

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