Delitto di Garlasco, la "memoria" dei Poggi: l'accusa contro Stasi
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Delitto di Garlasco, la “memoria” dei Poggi: l’accusa ad Alberto Stasi

Alberto Stasi

Delitto di Garlasco: nella memoria depositata al gip, gli avvocati della famiglia di Chiara Poggi contestano la difesa di Alberto Stasi.

In attesa del 9 aprile, i legali di Chiara Poggi tornano a farsi sentire con una dura memoria depositata al giudice per le indagini preliminari. Al centro della contestazione vi è la posizione della difesa di Alberto Stasi, che continua a sollecitare nuove indagini su Andrea Sempio. Nonostante due archiviazioni precedenti. Il documento sottolinea la totale infondatezza – a loro dire – di questa nuova pista.

testimone al processo in tribunale

Delitto di Garlasco: l’attacco alla difesa di Alberto Stati

Nella memoria presentata il 25 marzo alla gip, come riportato da Sky News, gli avvocati parlano della “generica evocazione di una ‘compatibilità’ del profilo” genetico di Andrea Sempio con le “27 analisi effettuate in sede peritale“. Secondo loro, questo elemento “non modifica in alcun modo il quadro probatorio“. Soprattutto “in assenza di qualsiasi contatto fra l’assassino e le unghie della vittima“, un aspetto già dimostrato “nell’appello bis su Alberto Stasi“.

Gli avvocati denunciano un “tentativo del condannato” di cercare “con ogni mezzo, un responsabile ‘alternativo’” da dare “in pasto al circuito mediatico“. Rimarcando che le prove che hanno portato alla condanna di Stasi sono state già “certificate nelle sentenze definitive“.

Le nuove critiche al procedimento contro Andrea Sempio

I legali della famiglia di Chiara Poggi e del fratello (amico di vecchia data di Andrea Sempio) evidenziano come la riapertura di un terzo procedimento penale nei confronti di Andrea Sempio si basi su “elementi probatori introdotti dalla difesa del condannato“.

La nuova iniziativa giudiziaria sarebbe stata attivata dalla consegna ai pm di Pavia di una consulenza sul DNA e di un’altra perizia relativa a un’impronta di scarpa. Nella memoria, i legali definiscono “peculiare” lo sviluppo di questo procedimento, frutto di “plurime attività di impulso della difesa del condannato non indirizzate agli organi giudiziari effettivamente competenti in tema di revisione“.

Ma pensate per “sollecitare” l’avvio di nuove indagini. Concludono sottolineando come “il trascorrere del tempo ha invece consentito la reiterazione e la diffusione mediatica di ipotesi e di suggestioni del tutto prive di fondamento“, nonostante i numerosi provvedimenti già emessi.

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ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2025 16:57

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