Derapate: cosa sono e come si fanno

Derapate: cosa sono e come si fanno

Le tecniche di derapata hanno origini diverse e possono essere impiegate sia per scopi pratici che per fini spettacolari.

La derapata è un tecnica di guida, sia automobilistica che motociclistica, che consiste nel far scivolare la ruota o le ruote posteriori del mezzo mentre questi continua a ruotare attorno all’asse anteriore. Questa tecnica viene utilizzata sia per la ‘sbandata controllata‘ (‘scandinavian flick‘) sia per il ‘drifting‘. Scopriamo qualcosa in più sulla tecnica delle derapate.

Tipologie e tecniche di derapata

Come detto, esistono due tipi di derapate. Il principio che sta alla base di entrambe è lo stesso ma gli utilizzi – non solo a scopi spettacoli – sono leggermente diversi.

La sbandata controllata viene detta anche ‘scandinavian flick‘ o ‘finnish flick‘ ed è utilizzata sia per la guida su ghiaccio sia nelle competizioni rally. La denominazione deriva dal fatto che questo tipo di tecnica venne implementato per la prima volta nei paesi scandinavi a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. I primi a cimentarsi nelle sbandate controllate utilizzavano modelli di Mini o Saab Serie 96.

Dal punto di vista fisico e meccanico, questa derapata auto a trazione anteriore consiste in un trasferimento di carichi dal posteriore all’avantreno. Il conducente schiaccia il pedale del freno mentre la vettura sta affrontando la curva, provocando una quasi totale perdita di trazione da parte delle ruote posteriori che scivolano nella direzione opposta a quella in cui si muovono le ruote anteriori.

Il motivo di questo particolare comportamento dell’auto è dovuto all’interazione delle forze coinvolte. Quando un’auto sterza, essa tende a resistere al cambio di direzione a causa dell’inerzia: ciò provoca quel fenomeno conosciuto come ‘sottosterzo‘, particolarmente evidente nelle auto a trazione anteriore equipaggiate con motori potenti. L’attrito tra le gomme e l’asfalto limita gli effetti sottosterzanti. Quando però si impone alla vettura una sterzata improvvisa, alla resistenza inerziale si aggiunge la potenza erogata dal motore: si produce così una forza abbastanza grande da rompere la trazione che le gomme posteriori esercitano sulla superficie stradale. Questo effetto viene amplificato dal fatto che quasi tutte le auto montano il motore all’avantreno: il risultato è che il carico sul retro è molto inferiore e le ruote posteriori sono le prime a perdere trazione, ovvero a scivolare o ‘derapare’.

La ‘Scandi Flick‘ – altro nome per questa tecnica di derapata auto rally – ha permesso per anni ai piloti scandinavi di primeggiare incontrastati nei gran premi su ghiaccio (sia in Europa che in America). Questa tecnica, così come il drifting, viene utilizzata per affrontare rapidamente curve molto strette ed è utilizzata principalmente in contesti agonistici. Ciò non toglie che essa possa essere utilizzata anche in altri ambiti – magari con esiti meno estremi e spettacolari – come ad esempio la guida su superfici ghiacciate o innevate.

Non di meno, le derapate ‘scandinave’ presentano anche dei potenziali pericoli. Se il mezzo ha un centro di gravità troppo alto, il rischio è che in curva si ribalti; in aggiunta, trattandosi di una tecnica di guida complicata, necessita di pratica e allenamento: un guidatore non troppo esperto potrebbe perdere il controllo dell’auto e sbandare, finendo fuori dalla carreggiata.

GP Formula 1

Il drifting

Rispetto alla ‘sbandata controllata’ di origine scandinava, il drifting nasce in Giappone come tecnica di guida sull’asfalto. L’antesignano di questa tecnica fu un motociclista, Takahashi Kunimitsu, che la mise a punto negli anni Settanta, catturando l’attenzione di un gran numero di appassionati. Le tecniche di derapate moto vennero assorbite dal mondo degli sport automobilistici grazie ad un altro pilota giapponese, Tsuchiya Keiichi ; questi iniziò ad allenarsi sulla base del drifting di Takahashi e nel 1987 realizzò una sorta di video promozionale (intitolato ‘Plusply‘) seguito dall’organizzazione, per l’anno seguente, del primo evento dedicato specificamente al drfting: il D1 Grand Prix svoltosi sul Circuito di Tsukuba.

Al netto della parentesi ‘storica’, il principio fisico è pressoché identico ma con una sottile differenza: lo ‘scivolamento’ delle ruote posteriori viene accentuato dal pilota che, volontariamente, effettua una leggera sovrasterzata. L’effetto è il medesimo: le ruote al retrotreno perdono aderenza e trazione e slittano nel verso opposto a quello della traiettoria della curva.

Il drifting ha poi progressivamente raggiunto un certo grado di popolarità anche nel resto del mondo: nel 1996 venne organizzato in California il primo evento dedicato a questa tecnica di guida al di fuori del Giappone. Dal punto di vista tecnico esistono due modi per ‘driftare’:

  • Lift off“: per sovrasterzare, il pilota deve lasciare il pedale dell’acceleratore all’apice della curva e subito dopo frenare in maniera brusca; questo procedimento determina una perdita di trazione delle ruote posteriori e lo spostamento dei carichi all’avantreno;
  • Clutch kick“: con questa tecnica si riesce ad indirizzare sulle ruote posteriori una maggiore quantità di coppia in maniera improvvisa, con il medesimo risultato in termini di trazione. Per fare ciò, il pilota accelera all’ingresso della curva e tiene premuto anche il pedale della frizione, aumentando il numero di giri al minuto, per poi rilasciarla improvvisamente.

Le derapate in moto

Le derapate sono possibili anche in moto. Anche in questo caso, la tecnica ed il principio non si discostano più di tanto da quelli che intervengono nel ‘flick’ scandinavo o nel drift effettuati con le auto.

Il passaggio fondamentale è quello di spostare il carico sull’anteriore ed alleggerire la ruota posteriore. Quando ci si appresta ad effettuare la staccata in curva (cioè ci si trova nel tratto di rettilineo immediatamente precedente all’ingresso del tornante), si scalano le marce, passando dalla quinta alla seconda. Al contempo, si modifica la postura del corpo per affrontare la curva e si aziona il freno anteriore. Successivamente si imbocca la curva, lasciando la frizione (quelle ‘anti saltellamento’ possono essere rilasciate subito rispetto a quelle di vecchia generazione). L’obiettivo è quello di descrivere una traiettoria più ‘stretta’ rispetto a quella convenzionale, passando in prossimità del cordolo. All’altezza del centro della curva, si rilascia il freno anteriore e infine si torna a dare gas all’inizio del tratto finale della svolta.

La derapata consiste sostanzialmente in un leggero slittamento, non particolarmente prolungato, della ruota posteriore: non prevede la ‘piega’ da parte del motociclista e non ha una durata paragonabile al drift delle auto.