Marcel Desailly: l’erede franco-ghanese di Frank Rijkaard

Il lustro rossonero di Desailly, uno degli incontristi più forti della storia recente del Milan.

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Desilly Milan -Tra i tanti giocatori che hanno fatto della legna, della capacità di sradicare palloni, di stoppare le manovre avversarie, anche avvalendosi del possente fisico, uno dei primi a venire in mente ai tifosi del Milan è Marcel Desailly. L’erede naturale di Frank Rijkaar fu uno degli eroi della Champions del 1994, e anche solo per questo merita il grazie di tutti i cuori rossoneri. Nato Odonkey Abbey ad Accra, in Ghana, Desailly ricevette il cognome e la cittadinanza francese per via del matrimonio della madre con il console di Francia nella capitale ghanese. Centrocampista e difensore di indubbie doti atletiche, vestì la maglia del Milan per cinque anni. Ripercorriamone le principali gesta e fortune.

Desailly Milan: l’acme della Champions, le difficoltà intercontinentali

Il quinquennio milanista. La storia di Desailly si incrocia con quella del Milan già nel 1992-1993. Il francese era infatti in campo nella sfida che decretò la vittoria della prima Champions League da parte del Olympique Marsiglia nella tristemente celebre finale di Monaco di Baviera contro i rossoneri. Venne inggiato dal Milan nell’ottobre del 1993 per 10,7 miliardi di lire. Vinse al suo primo anno la doppietta scudetto-Champions, riuscendo a timbrare il tabellino dei marcatori nel 4-0 della finale contro il Barcellona. Entrò così nel ristretto club di giocatori in grado di vincere la Champions con due club diversi, nel suo caso anche consecutivamente. Vinse poi nel febbraio 1995 la Supercoppa europea. Il suo più grande cruccio nel lustro rossonero furono le due sconfitte consecutive nella Coppa intercontinentale del 1993 e del 1994. Va ricordato come la partecipazione del Milan a quella del ’93 fu dovuta all’esclusione del Marsiglia a causa di uno scandalo in patria. Nel 1996 vinse il secondo scudetto. Fu l’ultimo acuto della sua avventura rossonera che durò fino al 1998, quando venne ceduto al Chelsea.

Le parole di Desailly. Alcuni anni fa, Marcel Desailly ripercorse le sue avventure in rossonero in un’intervista a So Foot. Ne riportiamo alcuni stralci: “A Milano arrivai da perfetto sconosciuto, senza pretese. Davanti a me per i tre posti da straniero c’era una fila di gente come van Basten, Boban, Savicevic, Radiucioiu, Laudrup e Papin, che era Pallone d’oro. Insomma, ero l’ultimo. Capello mi mandò in campo perché diceva ceh mi allenavo bene. E mi lasciava tirare pure i calci di punizione, non una grande idea. Pensai di essere arrivato al momento giusto. Il rapporto coi senatori? I più anziani potevano imporre ai ragazzini di presentarsi agli allenamenti in utililtaria e questi non ci pensavano neppure a non ubbidire. Io comunque avevo la mia Citroën 2 CV che suscitava perplessità in spogliatoio“. Basta questo per comprendere il carisma e l’originalità di un personaggio unico nel suo genere.