Ducati 750 SS: il Desmo

Desmo, sta a significare distribuzione desmodromica, una particolare soluzione che l’ingegnere Fabio Taglioni sviluppò ai massimi livelli, trasformandola nel fiore all’occhiello dei motori Ducati

La distribuzione desmodromica non è, come molti credono una “invenzione dell’ingegnere Fabio Taglioni, anche se spetta a Taglioni il merito di averla sviluppata al massimo livello. La soluzione era conosciuta fin dagli albori dell’era motoristica. Desmodromico deriva dal greco e significa a “corsa controllata”.

Mentre nei normali sistemi di distribuzione ad albero delle camme in testa l’apertura delle valvole è comandata dalla rotazione delle camme e il loro ritorno in sede è assicurato da molle di richiamo, nel sistema desmodromico anche il ritorno in sede delle valvole è affidato a una apparecchiatura meccanica.

Il desmodromico ideato da Taglioni ha una impostazione semplice e razionale. Non ci sono molle per il ritorno della valvole. Esse sono richiamate da camme attraverso bilancieri a forchetta. Le leggerissime molle concentriche all’asse dei bilancieri di ritorno servono solo ad eliminare il sia pur minimo gioco di registrazione nocivo soprattutto all’atto dell’avviamento del motore.

I motori desmodromici Ducati hanno subito una costante evoluzione. Così dal propulsore della 125 da gran premio del 1957 dotato di un sistema desmodromico addirittura a tre alberi azionati da ingranaggi, si è passati al classico monoalbero delle monocilindriche di serie della fine anni Sessanta. Quindi ai bicilindrici a due valvole per cilindro degli anni Settanta che hanno nel Pantah il loro glorioso capostipite, per finire ai quattro valvole della fine anni Ottanta che hanno portato alla realizzazione dei super sofisticati propulsori della gamma 916 elaborati dall’ingegnere Massimo Bordi che ha in un certo qual modo ricevuto il testimone da Taglioni.

Il motore desmodromico, costantemente evoluto e aggiornato, è ancora oggi il fiore all’occhiello della produzione Ducati anche se ovviamente gli attuali propulsori non hanno nulla a che vedere, se non il principio, con i loro illustri predecessori.

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ultimo aggiornamento: 19-01-2015

Enzo Caniatti

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