Crans-Montana: Tragedia e verità nell'Editoriale del Direttore
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Direttore: Franco Ferraro

Crans-Montana la vita in franchi

fiori e omaggi a Le Constellation, locale di Crans-Montana dopo la strage

Dalle fiamme del Le Constellation alle aggressioni contro i media: un’analisi spietata sulle responsabilità e sulle contraddizioni di una Svizzera che accoglie i capitali ma respinge la verità.

Giornalisti aggrediti, insultati, minacciati, esclusi dalle interviste. No, non siamo in America Latina. Ma a Crans-Montana, Svizzera. Parliamo dei colleghi impegnati a seguire gli sviluppi della tragedia consumatasi a Capodanno.

Una tragedia immane, nel cui ventre si agitano dolore e responsabilità. Il dolore è per i ragazzi che non ci sono più, per i loro genitori, per i ragazzi che sono sopravvissuti.

L’inferno di fuoco: una tragedia annunciata

La responsabilità è di chi ha trasformato il bar Le Constellation in un inferno di fuoco e di morte. E di chi non ha esercitato i controlli per garantire i minimi requisiti di sicurezza. Già qualche anno fa, in una ricostruzione video della televisione della Svizzera romanda, il locale aveva rischiato grosso, ancora una volta a causa del materiale fonoassorbente del soffitto e delle candele pirotecniche sulle bottiglie. “Fate attenzione alla schiuma!” avvertiva con tono deciso un barman. Era il 2020. L’ultimo controllo antincendio era stato fatto un anno prima. Da allora più nulla.

Mentre le norme federali impongono che queste verifiche siano annuali.

il locale della strage di Crans-Montana Le Constellation dopo la tragedia
Crans-Montana, il locale Le Constellation – newsmondo.it

Responsabilità e mancanze dell’amministrazione

Il Municipio di Crans-Montana conferma ma non fornisce una spiegazione del perché. E sconcerta il fatto che il Comune abbia appreso di questi mancati controlli consultando i documenti consegnati al Pubblico Ministero. Contro i vertici dell’amministrazione comunale è stata presentata una denuncia penale da un avvocato che aveva frequentato il bar nell’agosto 2025.

Nel documento si fa riferimento all’insufficienza dei controlli antincendio, alla tolleranza di dispositivi pirotecnici non autorizzati, all’uso di materiali da costruzione non idonei, alla mancanza di adeguate vie di fuga. Questi sono i fatti. E questa non è la sede per scagliare accuse contro chicchessia.

Il pulpito instabile della Svizzera e il passato che ritorna

Ma la Svizzera che pretende di dare lezioni all’Italia, salvo poi essere costretta ad ammettere, da una tragedia come questa, che il pulpito è instabile e la voce è stonata, questa Svizzera non deve permettersi di insultare, minacciare, aggredire, i giornalisti italiani.

Faccio un salto indietro nel tempo. A un altro Capodanno. È il primo gennaio 1977. Sulla porta d’ingresso della discoteca Alba di Bienne, nel Canton Berna, viene affisso un cartello: “Per tutti gli italiani è vietata l’entrata in questo locale”.

Gli italiani in questione erano operai, che lavoravano nelle fabbriche e nei cantieri della zona. Famiglie lontane. Pochi franchi in tasca. Una miseria per le casse del locale di Bienne.

La vita in franchi: porte aperte ai soldi, chiuse alla fuga

Sulla porta d’ingresso del Le Constellation di Crans-Montana invece un inequivocabile “Bienvenue”, senza distinzioni. I turisti italiani portano soldi. Anche se sono minorenni. È attribuita a Shakespeare la frase: ”Se il denaro scorre veloce, tutte le porte si aprono”. Al bar di Crans-Montana le porte si sono aperte all’ingresso. Quella che avrebbe consentito più tardi a tanti poveri, meravigliosi ragazzi di salvarsi era chiusa a chiave, altre, al piano di sopra, non si aprivano nel senso della fuga, come invece prevedono le norme di sicurezza.

L’ultimo dettaglio: in un video in possesso del sito Bastion Media si vedrebbe la titolare del bar scappare subito dopo il rogo con la cassa sottobraccio. Dentro, il prezzo in franchi di 40 vite umane.




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ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2026 16:46

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