Elezioni in Umbria, trattative in corso tra Pd e M5S sul nome del candidato

Elezioni in Umbria, scintille tra Pd e M5S. Di Maio fa la voce grossa, i dem lo scaricano e Rousseau lo grazia

Sì al patto civico per le elezioni regionali in Umbria, ora il Movimento 5 Stelle tratta con il Pd per il nome del candidato da sostenere.

Le elezioni in Umbria agitano il governo Pd-Movimento 5 Stelle. Dopo aver tenuto l’Italia con il fiato sospeso in occasione della votazione sulla nascita della Conte Bis, la piattaforma Rousseau è tornata ad esprimersi. Ai voti (online) questa volta ci è andato il patto civico per le elezioni regionali in Umbria.

Patto Civico per le elezioni in Umbria, la piattaforma Rousseau dice sì (ma con riserva)

La proposta è quella di sostenere un soggetto tralasciando il colore politico. La base approva ma con riserva regalando a Di Maio uno striminzito sessanta per cento che basta al leader dei Cinque Stelle per continuare la trattativa ma con la consapevolezza che il giallorossopoliticamente parlando almeno – continua a non piacere al popolo pentastellato.

Nicola Zingaretti
fonte foto https://www.facebook.com/nicolazingaretti/

L’ultimatum di Luigi Di Maio

Prima del risultato della votazione sulla piattaforma Rousseau. Luigi Di Maio aveva fatto la voce grossa con il Partito democratico chiedendo di prendere una decisione in tempi brevi su Stefania Proietti, indicata dal capo dei Cinque stelle come candidata presidente per l’Umbria.

“Il nome che abbiamo proposto come candidata presidente è l’attuale sindaca di Assisi, Stefania Proietti, un’amministratrice locale molto attiva e una docente universitaria molto apprezzata. E ci aspettiamo una risposta, perché non c’è più tempo”, aveva scritto Di Maio nel suo lungo post.

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Di Maio alza la voce ma non basta. Bocciata la sua candidatura, Di Maolo potrebbe riportare la pace al governo. Trattativa serrata in vista delle elezioni in Umbria

Inutile sottolineare come il tentativo di Di Maio di mettere i dem con le spalle al muro sia fallito senza neanche avvicinarsi minimamente al raggiungimento del risultato sperato o almeno ipotizzato. Anzi, il post del leader pentastellato non è stato per nulla apprezzato in casa Pd, da dove hanno fatto sapere che da tempo le due forze politiche stavano riflettendo su una candidatura differente.

La forzatura di Di Maio brucia la sua candidata presidente, probabilmente sacrificata per una causa più importante, ossia spingere il Pd a rinunciare al nome di Fora, considerato troppo vicino al Pd.

Nasce così l’ipotesi di un terzo nome. Al momento in pole ci sarebbe Francesca Di Maolo, presidente dell’istituto Serafico per sordomuti e ciechi della città di San Francesco. Il MoVimento ha negato di aver raggiunto un accordo con il Pd sulla figura in questione ma le trattative proseguono senza sosta.

ultimo aggiornamento: 21-09-2019

X