Il 7 novembre 1972 Richard Nixon viene rieletto presidente degli Stati Uniti con oltre il 60%. Lo sfidante democratico McGovern ottiene solamente 17 Grandi elettori.

Le elezioni del 1972 videro la larghissima affermazione di Richard Nixon, presidente uscente.

Nixon, verso il secondo mandato

L’ex vice di Eisenhower aveva vinto nel 1968 su Humphrey. Nei primi quattro anni di mandato, Nixon si contraddistinse per il progressivo disimpegno dal Vietnam, per la normalizzazione dei rapporti con la Cina, per l’allunaggio del 1969, la riduzione dell’inflazione e l’abbandono dello standard aureo.

Lo sfidante McGovern

Contro Nixon il Partito Democratico oppose George McGovern, senatore del South Dakota. Quattro anni prima ci aveva provato ma Humphrey la spuntò. Nel 1972, la riforma e gli scandali che bloccarono in partenza le candidature di peso di Ted Kennedy ed Edmund Muskie spalancarono le porte per la nomination al candidato progressista. Il suo programma elettorale prevedeva il ritiro delle truppe dal Vietnam in cambio della liberazione dei prigionieri di guerra statunitensi, l’amnistia per i disertori della Guerra del Vietnam e una riduzione del 37% in tre anni delle spese per la difesa.

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7 novembre 1972, vittoria larghissima

Se Nixon poteva contare sul massimo appoggio del GOP, McGovern non ricevette il pieno sostegno dell’Asinello. Diversi esponenti dem si rifiutarono di sostenere uno dei candidati più a sinistra di sempre.
L’esito delle urne fu nettissimo: Nixon ottenne quasi 18 milioni di voti in più dello sfidante, ossia il 60,7% contro il 37,5%. A livello di Grandi elettori, l’esponente progressista ottenne appena 17 voti, dal Massachusetts e da Washington D.C.. In termini di voto popolare, il divario fra i due sfidanti principali fu il quarto più ampio nella storia delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

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