Alzati e cammina? Musk ci crede. Ecco il primo chip cerebrale impiantato nell’uomo

Alzati e cammina? Musk ci crede. Ecco il primo chip cerebrale impiantato nell’uomo

“Con l’Intelligenza Artificiale da una parte e i chip che interagiscono con il nostro cervello leggendo (e registrando) le nostre emozioni dall’altra il rischio di arrivare al Grande Fratello di Orwell non è lontano”.


L’azienda di biotecnologie Neuralink, fondata dal CEO di Tesla, ha reso noto di aver eseguito il primo impianto di un’interfaccia cervello-computer chiamata Telepathy su un essere umano, con dei risultati preliminari promettenti.

La ricerca si concentrerà sulla valutazione della funzionalità di un microchip impiantato nel cranio, che dovrebbe consentire alle persone colpite da paralisi agli arti superiori e inferiori di controllare dispositivi esterni grazie alla registrazione dell’attività cerebrale associata alle intenzioni di movimento. Queste informazioni provengono dal sito web dell’azienda.

Il primo essere umano ha ricevuto con successo un impianto da Neuralink e si sta riprendendo positivamente, secondo quanto riportato da Musk in un post su X. I primi risultati mostrano un’iniziale capacità promettente di rilevare l’attività neurale, ha aggiunto Musk.

Un altro gruppo di pazienti, circa dieci, riceverà il chip – che ha dimensioni di qualche centimetro – nei prossimi mesi. Il costo previsto dovrebbe essere intorno ai 40.000 dollari.L’azienda, che è stata fondata nel 2016, ha avviato il reclutamento di pazienti tetraplegici disposti a partecipare al primo trial clinico alcune settimane fa, dopo aver ottenuto il via libera dalla Food and Drug Administration americana per condurre i primi test sugli esseri umani.

L’obiettivo generale del progetto di Musk è quello di creare canali di comunicazione diretti tra il cervello e dispositivi digitali, sia per alleviare i sintomi di malattie come la SLA o il Parkinson, sia per potenziare le capacità degli individui attraverso una relazione simbiotica tra l’uomo e l’intelligenza artificiale.


Già nel 2006, una persona paralizzata ricevette un impianto cerebrale che le consentiva di controllare un cursore del computer. Matthew Nagle, che aveva subito una lesione al midollo spinale, riuscì a giocare a Pong utilizzando la sua mente. Il movimento di base richiese solo quattro giorni di pratica. Da allora, numerose persone paralizzate hanno potuto muovere le braccia e le protesi robotiche grazie agli impianti cerebrali. Neuralink segue questa linea di ricerca, con un obiettivo più ambizioso.

La nuova interfaccia sembra essere in grado di raccogliere una grande quantità di dati dalla corteccia motoria e dalla corteccia somatosensoriale, e di trasferire gli impulsi cerebrali attraverso elettrodi a un dispositivo impiantato sotto l’orecchio. Da lì, il flusso di informazioni andrebbe al computer e ritornerebbe al soggetto in risposta. L’approvazione della FDA riguarda uno studio che durerà sei anni, durante i quali un robot inserirà chirurgicamente 64 fili flessibili, più sottili di un capello umano, in una parte del cervello che controlla, come già detto, l’intenzione di movimento.

Questi piccoli elettrodi consentono all’impianto sperimentale, che è alimentato da una batteria ricaricabile tramite modalità wireless, di registrare e trasmettere segnali cerebrali a un’applicazione che modula il movimento desiderato dalla persona. I cavi hanno una larghezza compresa tra 4 e 6 micrometri, che corrisponde a circa un quarto del diametro di un capello umano. Un ulteriore significativo progresso compiuto da Neuralink è rappresentato dal robot in grado di impiantare autonomamente gli elettrodi nel cervello, dopo aver creato otto microfori nel cranio.

Questa simil macchina di cucito altamente sofisticata è in grado di posizionare i mini-elettrodi con estrema precisione senza causare danni ai tessuti e ai vasi, come confermato dall’analisi scientifica. Tuttavia, nel dibattito etico entrano in gioco considerazioni importanti. Secondo il genetista Angelo Vescovi, con l’intelligenza artificiale da un lato e i chip che interagiscono con il nostro cervello leggendo e registrando le nostre emozioni dall’altro, il rischio di arrivare a un regime simile al Grande Fratello di Orwell non è da sottovalutare.