L’appello di Emanuele Filiberto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che riguarda la sua famiglia ed in particolare i nonni.
Non solo la richiesta molto privata al Vaticano. Adesso Emanuele Filiberto ha deciso di chiamare in causa anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per una questione che riguarda la sua famiglia ed in particolare i suoi nonni: Umberto II e Maria Josè di Savoia. Il tema è quello legato ai resti dei due parenti che non possono tornare in Italia.

Emanuele Filiberto e la richiesta a Mattarella
Intervistato per il Tg1 da Angelo Polimeno Bottai, Emanuele Filiberto ha raccontato di aver espresso un appello vero e proprio al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Dopo 80 anni da quell’esilio, rivolgo il mio appello molto sentito al Presidente della Repubblica Mattarella: che consenta che le spoglie di Umberto II e di Maria Josè possano tornare in Italia e riposare al Pantheon. Spero che il tempo della serenità sia arrivato”.
Emanuele ha spiegato di augurarsi che “il presidente della Repubblica accolga la mia proposta di portare i resti dei miei nonni, Umberto secondo e Maria Josè di Savoia, al Pantheon, a Roma”. Una richiesta dettata dal fatto che i suoi nonni siano “stati dei grandi re che hanno aiutato l’Italia a riprendersi dopo la seconda guerra mondiale e hanno accettato il referendum e hanno lasciato l’Italia”.
Il ricordo dei nonni e l’operato per l’Italia
Lo stesso Filiberto di Savoia ha raccontato nel libro “La Regina di Maggio”, l’importanza della figura di sua nonna, che insieme a Umberto II regnò per 35 giorni prima di prendere la via dell’esilio. “Mia nonna era certa che Mussolini stava distruggendo l’Italia”, ha detto. E ancora: “Le leggi razziali rappresentano il momento più vergognoso, ed è tristissimo vedere per un discendente di Casa Savoia la firma di Vittorio Emanuele III. Del resto io sono sempre stato molto vicino alle comunità ebraiche”. Ulteriore passaggio: “Il 9 settembre, secondo me, quella di Vittorio Emanuele III non è stata una fuga, ma un trasferimento di potere: lui doveva essere in territorio libero per poter giustamente gestire questo passaggio con gli alleati”.