Emissioni inquinanti Italia: il procedimento riguarda sia il superamento dei limiti di particolato sia le procedure di immatricolazione delle vetture prodotte dal Gruppo FCA.

Sei stati membri dell’Unione Europea sono stati deferiti alla Corte di Giustizia Europea per due violazioni legate alle emissioni auto: l’omologazione delle vetture e i livelli di inquinamento atmosferico.

I sei stati deferiti per l’inquinamento atmosferico

Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Ungheria e Romania sono le nazioni deferite alla Corte Europea per “per il mancato rispetto dei valori limite per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre i periodi di superamento“.

In particolare, all’Italia (assieme a Romania ed Ungheria) viene imputato il superamento del limite previsto dalla normativa europa per quanto riguarda le emissioni di particolato (PM10), complice, forse, anche un parco auto sempre più vecchio. Gli altri paesi sono stati denunciati per i livelli eccessivi di biossido di azoto (NO2). Il nostro pese avrebbe messo in atto un piano di riduzione delle emissioni di particolato troppo diluito nel tempo, anche perché gli obiettivi fissati dalla Comunità Europea andavano raggiunti entro il 2005. Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna sono invece riuscite ad evitare il deferimento presentando un piano che, nelle valutazioni del Commissario Karmenu Vella, è stato giudicato efficace per il rientro nei limiti imposti dalla normativa comunitaria.

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Emissioni Inquinanti Italia
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Il caso delle omologazioni Volkswagen e FCA

L’azione legale contro l’Italia (che include anche questioni non legate al mondo dell’industria automobilistica, come la gestione dei rifiuti radiottivi) include anche una lettera di costituzione in mora, ricevuta assieme a Germania, Lussemburgo e Regno Unito. Il provvedimento è motivato dalla violazione sulle leggi inerenti l’omologazione dei veicoli.

Per Germania, Lussemburgo e Gran Bretagna si tratta del secondo sollecito dopo quello del 2016 relato alla procedura d’infrazione avviata a dicembre 2016 allo scoppio del caso dieselgate e dello scandalo delle omologazioni delle vetture del Gruppo Volkswagen. In buona sostanza, l’Unione Europea ha chiesto al costruttore tedesco di fornire informazioni più dettagliate sulle recenti inchieste (come ad esempio quelle che coinvolgono la penultima generazione di Audi A6 e A7) e con quali misure e sanzioni il governo intende intervenire. Bisogna comunque sottolineare che molti dei richiami effettuati dai costruttori tedeschi rientrino in un piano di collaborazione con le autorità federali.

Il caso dell’Italia è per certi versi molto simile, in quanto riguarda le omologazioni del Gruppo FCA. Una prima procedura d’infrazione era stata aperta nel 2017, relativamente al mancato rispetto degli obblighi previsti dalla normativa europea che regolamenta le immatricolazioni. D’altro canto, la Commissione ha riconosciuto che l’Italia “ha adottato misure correttive ordinando a FCA un richiamo obbligatorio nell’UE“. Tale provvedimento non viene comunque giudicato ancora sufficiente, tant’è che il governo di Bruxelles chiede ulteriori informazioni in merito alle misure correttive e le sanzioni comminate.

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