Arriva in Consiglio dei Ministri il decreto legislativo sul tema dell’equo compenso per i contenuti pubblicati in rete.

Arriva in Consiglio dei Ministri il decreto legislativo che stabilisce un equo compenso per i contenuti pubblicati in rete dai motori di ricerca. Con il provvedimento, l’Italia recepisce la direttiva dell’Unione europea del 2019 in merito alla tutela del diritto d’autore.

In particolare la direttiva europea prevede che in caso di utilizzo online di pubblicazioni di ca­rattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione, i diritti degli editori e degli autori siano tutelati e rispettati attraverso un equo compenso, appunto.

Cosa prevede il decreto legge sull’equo compenso per i contenuti pubblicati in rete

Nello specifico, il decreto prevede il pagamento di un equo compenso per i contenuti che vengono pubblicati in rete dai motori di ricerca e che sono di proprietà di un libero professionista, di una testata giornalistica e in generale di un autore.

Il provvedimento, che nasce da una direttiva europea, mira a limitare il fenomeno della violazione del copyright. Di fatto i contenuti vengono pubblicati senza che gli autori o gli editori abbiano un equo compenso per il proprio prodotto.

A sessanta giorni dall’entrata in vigore del decreto, l’AgCom procederà con lo stabilire l’equo compenso per i prodotti pubblicati. L’equo compenso sarà stabilito in base alle visualizzazioni, alle redazioni che hanno fatto investimenti per rimanere competitive e per offrire un prodotto di qualità e alle testate.

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Il decreto in Consiglio dei Ministri

Il decreto legislativo andrà a fissare le regole sull’equo compenso. In Cdm si arriva con un accordo di massima ma con un dubbio legato ai testi brevi, ossia ai riassunti che rientrano in un limite massimo di 150 battute.

Restano dubbi sul tema degli “estratti molto brevi”, cioè le sintesi degli articoli entro le 150 battute.


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