Esclusiva IvM-NM, Demetrio Albertini: “Al Milan sono cresciuto sia come uomo che calciatore”

Demetrio Albertini ai nostri microfoni: “Capello e Sacchi sono stati i due allenatori più importanti della mia carriera”.

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MILANO – Nuovo appuntamento con il nostro Matteo Rivarola che in questa settimana in esclusiva sulla nostra pagina Facebook ha intervistato l’ex centrocampista del Milan, Demetrio Albertini.

Quali sono i ricordi della tua esperienza al Milan?
Sono oltre 400 le partite fatte con il Milan. I ricordi sono tutti belli visto che sono cresciuto sia come uomo che come calciatore. Pensando al ’94 sono ricordi meravigliosi quando abbiamo vinto la Champions“.

Nella tua carriera hai avuto due allenatori che sono stati Capello e Sacchi. Cosa hai imparato da entrambi e se con qualcuno dei due hai avuto un rapporto particolare?
Loro hanno segnato la mia carriera. Arrigo mi ha preso da ragazzino e mi ha portato in prima squadra insegnandomi a fare il professionista. Capello è stato quello che ha avuto il coraggio di prendermi e farmi fare il titolare. Sono i due allenatori che hanno sicuramente un ruolo importante nella mia carriera“.

Demetrio Albertini: “Tutti sognano di allenare il Milan. Io ho scelto di fare il dirigente”

Se un giorno il Milan ti offriste la panchina, tu cosa risponderesti.
Io ho voluto fare il dirigente. Sinceramente ho studiato e imparato per fare questo ruolo non l’allenatore. Io credo che tutti possono ambire di poter essere un domani un allenatore del Milan, ma ci vuole un percorso di formazione perché allenare i rossoneri non è semplice“.

A 20 anni hai già esordito in Nazionale e anche con la maglia del Milan ti sei tolto tanti soddisfazioni quando eri giovane.
Io ho fatto delle rinunce per fare qualcosa che mi divertiva, mi appaga. Io ho sempre fatto quello che mi piaceva quindi non bisogna parlare di sacrifici. È molto difficile poter essere delle persone normali facendo qualcosa di speciale. Pur avendo esordito così giovane mi sono sempre messo in discussione“.

Cosa manca alla Nazionale?
L’Italia non può e non deve fallire la qualificazione Mondiale. In questo momento forse manca l’esperienza internazionale ai giocatori. Le squadre italiane danno meno spazio ai giovani in Europa a differenza di quando giocavo io“.

Ti ha soddisfatto il lavoro di Tavecchio?
Nel 2014 mi sono messo a disposizione. Non ho voluto scendere a compromessi ed essendo vice presidente dovevo chiudere un cerchio e mettermi a disposizione. È bello vedere la partita allo stadio e discutere degli errori e non di politica sportiva. Se oggi né la Serie A, né la Serie B non hanno il presidente, significa che il problema è lì“.

Secondo te c’era bisogno di introdurre tutta questa tecnologia nel calcio?
Il VAR non toglie tutti i dubbi. Io ho vissuto da vicino queste introduzioni ed ho visto tutte le positività e criticità che ci potevano essere. Questo è un mezzo che può aiutare ma non evitare gli errori“.

Il Milan potrà centrare l’Europa?
Il mercato ha dato grande fiducia ma l’obiettivo va centrato sul campo. Bisogna essere onesti: ci sono sei squadre per quattro posti in Champions ma se togliamo Juve e Napoli rimangono solo due posti. Contro il Genoa lo spirito c’era ma manca ancora un po’ il gioco. Montella è un allenatore che ha già esperienza ed è arrivato al Milan”.