Esenzione Tari 2017: quali sono le aree escluse?

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Tassa sui rifiuti, scopriamo insieme i vari casi di esenzione tari, ma anche come è possibile avere sconti e riduzioni sull’imposta

Come sappiamo la TARI non è altro che l’acronimo della tassa sui rifiuti approvata con la legge di stabilita del 2014. L’imposta spetta al soggetto residente in un determinato immobile, anche affittuario purché il contratto superi i 6 mesi d’affitto. Esistono però dei particolari casi di esenzione tari, ma anche agevolazioni e sconti. Scopriamoli insieme…

Esenzione tari

La normativa relativa alla tassa sui rifiuti presenta l’esenzione del pagamento per i locali e le aree inutilizzabili in quanto proprio per la loro natura non possono produrre rifiuti. Naturalmente l’inutilizzabilità dell’immobile deve essere controllata. Affinché un immobile sia inutilizzabile non deve presentare:

  • collegamenti a rete elettrica, idrica e fognaria;
  • deve essere inabitabile.

In caso di locale provvisto di allacciamenti, allora in questo casa non sarà possibile applicare alcuna esenzione tari. Stando alla normativa sulla tassa sui rifiuti sono da considerarsi esenti dal pagamento:

  • locali ed aree condominiali: ossia quelle zone del condominio come androne e scale;
  • piccole aree locali come cantine, terrazze, balconi e terrazze non suscettibili di produrre spazzatura;
  • aree pertinenziali scoperte.

Altri casi di esenzione

Le esenzioni tari sono previste non solo dalla normativa, ma anche per libera disposizione da parte dei singoli Comuni. Possono presentarsi casi di esenzione tari per:

  • aree verdi;
  • immobili in fase di ristrutturazione;
  • centrali termiche;
  • locali di strutture sanitarie e mediche sia di natura privata che pubblica;
  • aree destinate all’utilizzo di impianti sportivi, scuole di danza, ecc;
  • locali in cui vengono prodotti rifiuti speciali poi smaltiti dai proprietari a proprie spese.

In caso di affitto, se il contratto prevede una permanenza di meno o sei mesi allora il pagamento della Tari spetterà direttamente al proprietario. In caso contrario sarà proprio il coinquilino a dover pagare l’imposta al comune di residenza.certificato_unicasim

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ultimo aggiornamento: 14-08-2017

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