La crescente vulnerabilità dei veicoli connessi: come la mancanza di sicurezza informatica nei pickup ibridi solleva preoccupazioni globali.
La rapida evoluzione dei veicoli elettrici e connessi sta portando con sé una serie di sfide che vanno oltre l’innovazione tecnologica. Mentre questi avanzamenti rappresentano un passo avanti verso un futuro più sostenibile, emergono preoccupazioni significative riguardo alla sicurezza informatica. Un recente esperimento condotto in Australia ha messo in luce le vulnerabilità dei sistemi digitali di uno dei modelli di veicoli ibridi più popolari del momento, sollevando interrogativi cruciali sulla protezione dei dati e la sicurezza dei conducenti.

Infiltrazione nei sistemi dei veicoli: un test di sicurezza che espone gravi rischi
Il test è stato eseguito da Dan Hreszczuk, un esperto di cybersecurity e co-fondatore di Fortify Labs. Durante l’indagine, Hreszczuk è riuscito a penetrare nei sistemi del pickup ibrido BYD Shark 6 senza incontrare resistenze significative. L’accesso non era protetto da password, permettendo all’esperto di controllare diverse funzioni del veicolo, come microfoni, luci e tergicristalli, nel giro di sole due settimane. “Non ho dovuto forzare la serratura perché BYD ha lasciato la porta principale aperta”, ha dichiarato Hreszczuk, evidenziando la mancanza di misure di sicurezza adeguate.
Durante un test su strada nei pressi di Canberra, è stata dimostrata la capacità di interferire con i comandi del veicolo in movimento. L’hacker è riuscito a spegnere improvvisamente i fari in curva, azionare i tergicristalli alla massima velocità, bloccare le portiere e persino trasmettere messaggi vocali attraverso il sistema audio dell’auto. Sebbene le funzioni critiche come freni e telecamere fossero ben protette, le distrazioni causate da queste intrusioni potrebbero rappresentare un grave pericolo se sfruttate da malintenzionati.
Implicazioni sulla privacy e il dibattito globale sulla sicurezza delle auto connesse
L’esperimento ha anche rivelato rischi significativi per la privacy. Hreszczuk ha dimostrato come sia possibile attivare a distanza il microfono dell’abitacolo, ascoltando conversazioni private e raccogliendo informazioni sensibili. Utilizzando l’assistente vocale Siri di uno smartphone, l’hacker ha ottenuto dati personali come l’indirizzo di casa e la data di nascita del conducente, facilitando ulteriormente il furto di password bancarie.
Queste scoperte accentuano il dibattito globale sulla sicurezza dei veicoli connessi. Paesi come il Regno Unito hanno già adottato misure preventive, vietando il parcheggio di veicoli cinesi vicino a siti militari sensibili. Questa mossa riflette il crescente timore di intercettazioni e sorveglianza, portando le agenzie di intelligence a consigliare ai funzionari di evitare conversazioni riservate a bordo di tali vetture.
In risposta alle accuse di cyberspionaggio, BYD ha respinto ogni insinuazione, affermando che i dati telematici sono archiviati su server locali e non vengono condivisi con le autorità cinesi. Tuttavia, l’episodio sottolinea l’urgente necessità di stabilire standard minimi di sicurezza informatica per i veicoli, al fine di proteggere i conducenti e garantire la privacy dei dati.