Fabio Borini, utile ma neanche troppo: una titolarità discutibile

Un gol, qualche assist, tantissime presenze: la corsa e l’impegno non possono giustificare la continua presenza in campo di Fabio Borini.

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Non è un attaccante (segna pochissimo). Non è un esterno offensivo (non ha l’assist nel DNA né tantomeno il dribbling o lo spunto palla al piede). Non è un terzino (difendere non è il suo forte). Insomma, qual è vero il ruolo di Fabio Borini? E soprattutto, perché è diventato così imprescindibile per il Milan? Da Vincenzo Montella a Rino Gattuso, gli allenatori rossoneri sembrano non riuscire a fare a meno dell’ex Sunderland, a dir poco disastroso nella sfida del Bentegodi contro l’Hellas Verona, tanto nel tridente quanto nei quattro di difesa.

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Insomma, la domanda sorge spontanea: perché Fabio Borini continua a essere considerato un titolare inamovibile? È vero, il 26enne di Bentivoglio (Bologna) ha un cuore grosso così nonché due polmoni pressoché inesauribili, ma la generosità, nel calcio, non basta, soprattutto quando indossi una maglia pesante come quella del Milan. Oltre alla corsa, infatti, servono qualità e caratteristiche ben precise. Fin qui, il buon Fabio ha dato un grande contributo alla causa rossonera in termini di sacrificio e dedizione, ma i numeri (i suoi numeri) sono poca, pochissima roba: un gol, qualche buon suggerimento qua e là e una gran quantità di errori in disimpegno, palleggio e tiro. È giunto il momento di rimettere in discussione tutto e tutti, Borini compreso. Perché il Milan, oggi più che mai, ha bisogno di stoffa buona.