Felice Riva, dal Milan alla bancarotta fraudolenta

La presidenza rossonera di Felice Riva durò appena due stagioni, tra lo scandalo di Rio de Janiero e la perdita dello scudetto tra le polemiche. L’industriale lasciò il Milan in seguito al fallimento dell’azienda di famiglia.

chiudi

Caricamento Player...

La storia di Felice Riva al Milan è probabilmente il più grosso rammarico che conservano i tifosi rossoneri, almeno tra i meno giovani. Il rampante imprenditore di Legnano, infatti, assunse la proprietà del club subito dopo il trionfo di Wembley del 1963: Andrea Rizzoli, giunto alla conquista della Coppa dei Campioni, ritenne concluso il suo ciclo nel mondo del calcio e decise così di passare la mano all’allora 28enne, proprietario del Cotonificio Vallesusa. L’industriale, detto “Il biondino” per via della chioma, ereditò pertanto un Milan stellare, in cui militavano i vari Rivera, Cesare Maldini, Altafini e Trapattoni. Inoltre, Rizzoli aveva fondato Milanello, il centro sportivo che tutti invidiavano al Diavolo.

Grande squadra, nessun titolo

Felice Riva prende Luis Carniglia in panchina in sostituzione di Nereo Rocco, andato al Torino. Il grande acquisto della nuova proprietà è il brasiliano Amarildo, campione del mondo in Cile. L’appuntamento centrale della stagione è la finale di Coppa Intercontinentale contro il Santos di Pelè e Garrincha. Dopo il 4-2 di San Siro, al ritorno a Rio de Janiero l’arbitro Brozzi favorisce in maniera scandalosa i brasiliani che si aggiudicano il titolo di campioni del mondo. Lo scandalo di Rio lascia il segno, con il potente dt Viani che accusa Altafini, definito “coniglio”. In primavera, con la squadra staccata dal 1° posto, Carniglia viene esonerato in favore di Liedholm. Nella stagione successiva, il Milan sembra trovare la quadra, nonostante Altafini non faccia ritorno dal Sud America a causa delle polemiche con Viani. I rossoneri arrivano fino a un notevole +7 sull’Inter. Josè torna infine in Italia ma al suo “debutto” il Milan va ko. E’ l’inizio della fine, con una clamorosa rimonta dei cugini nerazzurri…

Bancarotta e fuga

Le premesse della stagione 1965/66 sono ambiziose, con gli ingaggi di Sormani, Schnellinger e Angelillo. Ma Felice Riva non farà in tempo a completare l’annata: l’esito disastroso di alcune operazioni finanziarie rischiose comporterà la perdita di 46 miliardi di lire e il fallimento delle aziende tessili. Felice Riva viene incriminato e condannato per bancarotta fraudolenta e iniziò una lunga fuga tra Francia, Grecia e Libano.