La piaga sociale dei femminicidi riguarda l’Italia ma anche il resto del mondo: nel giro di un anno se ne sono registrati 125.

La questione del genere riguarda gli uomini tanto quanto le donne. In Italia, nel giro di un anno sono stati condotti 125 femminicidi, nel periodo compreso tra il primo agosto 2021 e il 31 luglio 2022. Il numero ha subito un aumento rispetto ai 108 dei 12 mesi precedenti. Mediamente si tratta dell’uccisione di più di una donna una ogni tre giorni.

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I dati del dossier del Viminale

A comunicare i dati il dossier del Viminale. 108 di questi femminicidi avvengono generalmente in ambito familiare o affettivo. Nella fattispecie, 68 di questi hanno avuto come autore del gesto un partner o un ex compagno.

Stando ai dati diffusi dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica nel corso dell’ultimo anno le denunce per stalking sono diminuite ammontando a 15.817, rispetto alle 18.653 precedenti. Ma nonostante questo dato, gli ammonimenti del questore sono aumentati. Nella fattispecie se ne contano 3.100 rispetto ad un precedente 2.565. Più della metà dei suddetti ammonimenti avviene per denunce domestiche.

Violenza donne

Alla fine del lockdown, nel periodo compreso tra il primo agosto 2021 e il 31 luglio 2022 sono aumentati i reati che ammontano ad un totale di 2.116.479. Il numero rimane comunque sotto la soglia registrata in pre-pandemia.

Difatti, prima della pandemia gli omicidi registrati ammontavano a 319, le rapine a 24.644 e i furti 900mila. Invece per quanto riguarda i reati informatici, con l’avvento e le migliorie apportate alla tecnologia si è registrato un aumento. In totale sono 8.814 gli attacchi, contro i 4.938 registrati nell’anno precedente.

Perché avvengono tanti episodi di violenza nei confronti delle donne?

I motivi che spingono un uomo a uccidere la propria moglie spesso, sono insiti di una mentalità patriarcale, in cui la donna deve essere socialmente ed economicamente inferiore e dipendente dalla figura maschile.

Al centro della famiglia la società pone la figura del patriarca, che ha il compito di essere il capofamiglia e di provvedere al sostentamento di quest’ultima. Alla base della nostra società ritroviamo tutt’oggi l’eredità di una cultura patriarcale, un sistema sociale in cui gli uomini principalmente detengono il potere, e la donna, figura subordinata rispetto all’uomo, è riconosciuta come oggetto di desiderio di quest’ultimo in ogni ambito della vita, da quello familiare e di cura, al lavoro, fino ad arrivare ai ruoli riproduttivi all’interno della coppia.

L’impostazione della società patriarcale ha antiche radici. Escluse dalla vita politica, le donne in passato erano un accessorio del patriarca. L’aspirazione sociale diffusa nella società di quel tempo era quella di essere madri all’interno della famiglia, un modello femminile che si è imposto nella società borghese del XIX secolo e che ha segregato la donna in casa relegandola allo svolgimento di tutte le mansioni di cura e gestione della casa.

Ma anche considerevolmente più tardi, durante gli anni Settanta, possiamo constatare come la figura della donna relegata alla vita domestica sia dilagante. Il problema sorge quando una donna riesce ad affermarsi non solo nell’ambito della vita familiare, ma anche in quello sociale e lavorativo.

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ultimo aggiornamento: 16-08-2022


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