Sara Campanella, Gino Cecchettin: "Penso alla mia Giulia"
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Femminicidio Sara Campanella, Gino Cecchettin: “Penso alla mia Giulia”

Gino Cecchettin

Gino Cecchettin commenta con dolore il femminicidio di Sara Campanella, pensando alla figlia Giulia Cecchettin.

In un’intervista a Repubblica, riportata da Il Gazzettino, Gino Cecchettin esprime la sua vicinanza alla famiglia di Sara Campanella, la studentessa uccisa a Messina in circostanze che ricordano da vicino la tragedia di sua figlia. Pensando all’ultimo messaggio mandato dalla giovane siciliana, è impossibile non rievocare la memoria di quelle stesse paure e segnali ignorati. Ecco cosa ha detto il padre di Giulia Cecchettin.

Gino Cecchettin e Fabio Fazio - Che Tempo Che Fa

L’appello di Gino Cecchettin dopo l’omicidio di Sara Campanella

Gino Cecchettin, durante l’intervista, ha voluto sottolineare come la società deve ancora affrontare una trasformazione culturale profonda. “Abbiamo generazioni di uomini che non accettano il rifiuto. Nel caso di Sara non c’era nemmeno stata una relazione“. evidenzia, richiamando l’attenzione sulla distorsione del concetto di amore.

È una lesione della libertà anche reiterare qualche richiesta. La mancanza di libertà e di fiducia non è amore. Questo caso è da analizzare per salvare altre donne“. Per il padre di Giulia Cecchettin è necessario un lavoro culturale – lento ma continuo – per spezzare la catena della violenza: “Ovunque vada tutti mi dicono che c’è un prima e un dopo Giulia. Io ci metto tutte le mie forze e penso che qualche passo avanti si stia facendo“.

Sul reato di femminicidio? “Il nostro team legale ha studiato il testo, è un primo passo nella giusta direzione ma c’è ancora da fare“, ha risposto.

La similitudine con la figlia Giulia Cecchettin

Davanti al femminicidio di Sara Campanella penso alla mia Giulia, alla battaglia titanica che combattiamo contro un male radicato nella società. Sono vicino ai genitori della ragazza“, afferma. Con queste parole Gino Cecchettin esprime tutto il suo dolore e la sua partecipazione per una tragedia che sente troppo vicina.

Riflettendo sulle cause, l’uomo sottolinea come lo stalking sia spesso ignorato o sottovalutato: “Viene sottovalutata la pericolosità dello stalking. Quest’ultimo caso ci dice cos’è davvero: il passo prima del femminicidio“. Il riferimento al caso della figlia è chiaro, soprattutto perché, nella sentenza contro Filippo Turetta, l’aggravante degli atti persecutori non è stata riconosciuta.

A rendere più subdola la violenza è anche la sua invisibilità, soprattutto per chi la subisce: “Nel nostro caso, nessuno in famiglia se n’era accorto.Forse neanche Sara se l’aspettava“. Ed è per questo che, secondo Cecchettin, è fondamentale parlarne: “Chi subisce deve cogliere i segnali“.

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ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2025 16:01

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