Fuga del boss Raduano: potrebbe non essere lontano

Fuga del boss Raduano: potrebbe non essere lontano

Dopo la fuga sembra essere completamente sparito dalla Sardegna, ma con tutte le probabilità Raduano è ancora sull’isola.

Di recente il boss pugliese di 39 anni, Marco Raduano, è evaso dal carcere di Nuoro di Badu ‘e Carros, dove era detenuto per scontare una pena di 19 anni per traffico di droga. L’uomo sarebbe fuggito calandosi dalle mura di cinta con le lenzuola annodate, ma il fattore più assurdo è che con sé aveva le chiavi per uscire dal reparto di massima sicurezza.

Cella carcere

Conosciuto come il “Pallone” o “Woolrich”, Raduano, capo del clan di Vieste dal 2015, ha raggiunto il cortile della struttura per poi calarsi dalle mura di cinta del carcere. Tutti gli aeroporti del Paese sono sotto controllo, ma il fuggitivo potrebbe in realtà non essere troppo lontano.

Avrà avuto dei complici?

Ciò che si ipotizza è che il boss abbia avuto dei complici che lo hanno aiutato nella fuga. Per questo motivo, la Direzione distrettuale antimafia di Bari aveva ordinato degli accertamenti per scoprire la presenza di eventuali complici. Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, afferma che è stato sentito tutto il personale dell’istituto e sono stati ispezionati i luoghi.

“Appena avremo le prime risposte dal Provveditore trarremo le conclusioni e saranno anche assunti i primi provvedimenti”, dice Sisto, spiegando che ipotizza che a determinare la fuga potrebbero essere state le scarse risorse e del personale responsabile dei controlli. “Non possiamo evidentemente trascurare l’ipotesi che ci siano state adesioni rispetto a questa rocambolesca e inquietante fuga”. conclude.

Le ipotesi

Raduano dalla biblioteca, che le era stata assegnata, aveva sicuramente studiato tutti gli orari del personale penitenziario, organizzando la fuga meticolosamente. Tuttavia, date le poche ore di tempo per allontanarsi prima dell’allarme, appare improbabile che sia riuscito a raggiungere un porto e lasciare la Sardegna.

Il prefetto Giancarlo Dionisi sostiene che abbia dunque “evitato di mettersi in strada”, anche se “non si lascia intentata nessuna pista e si cerca di lavorare sia in città che nelle zone limitrofe, perché è plausibile che il detenuto evaso possa essere rimasto in zona”.

Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria, si sofferma sulla scarsità di potenziamento dei reparti di Polizia penitenziaria. “Abbiamo sollecitato più volte l’invio, d’ufficio, di direttori e di comandanti di reparto, perché ogni carcere deve avere il suo direttore e il suo comandante”.