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Mani di Perón: il misterioso furto dalla tomba nel 1987
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Il furto delle mani di Juan Domingo Perón: la tomba profanata e un mistero irrisolto da quasi quarant’anni

Scena del crimine

Nel 1987 ignoti profanarono la tomba di Juan Domingo Perón, amputandone le mani e chiedendo otto milioni di dollari. Le mani non sono mai state ritrovate.

Nel giugno 1987, tredici anni dopo la morte di Juan Domingo Perón, qualcuno riuscì a entrare nella tomba di famiglia nel cimitero della Chacarita di Buenos Aires, aprì la bara e amputò entrambe le mani del corpo imbalsamato dell’ex presidente argentino. Furono sottratti anche il suo sciabola cerimoniale e alcuni documenti lasciati nel feretro. Né le mani né gli autori della profanazione sono mai stati identificati con certezza.

Crimine
Crimine

Il furto delle mani di Juan Domingo Perón

Il 26 giugno 1987, tre importanti esponenti peronisti ricevettero lettere che annunciavano la profanazione. I messaggi erano firmati “Hermes IAI” e chiedevano otto milioni di dollari in cambio della restituzione delle mani. Come prova, nelle buste erano contenuti frammenti di un poema scritto da Isabel Perón e collocato anni prima nella bara del marito. Il riscatto non venne pagato.

L’ispezione ordinata dal giudice Jaime Far Suau confermò che le mani erano state effettivamente asportate. La protezione in vetro della bara presentava danneggiamenti e il sepolcro era protetto da un complesso sistema di serrature. Le prime ricostruzioni ipotizzarono un ingresso forzato, ma negli anni successivi emersero elementi capaci di far pensare che i responsabili disponessero delle chiavi della tomba e avessero lasciato alcune tracce di effrazione per depistare gli investigatori.

Morti sospette, piste politiche e nessun colpevole

L’inchiesta fu presto circondata da episodi inquietanti. Un custode del cimitero, Luis Paulino Lavagna, morì dopo avere denunciato minacce: inizialmente si parlò di arresto cardiaco, ma un’autopsia stabilì che era stato picchiato. Anche una donna che voleva fornire agli investigatori la descrizione di un sospetto morì dopo avere subito percosse.

Nel 1988, Far Suau perse la vita in un incidente automobilistico dalle circostanze mai completamente chiarite. Non è però mai stato provato che queste morti fossero parte di un’unica operazione criminale.

Nel 1994 il caso venne riaperto dopo il ritrovamento, nella commissaria competente per il cimitero, di una copia delle chiavi necessarie ad accedere alla sepoltura. Il nuovo giudice Alberto Baños approfondì soprattutto la possibilità che la profanazione avesse avuto un movente politico e fosse stata realizzata con l’appoggio di persone legate agli apparati statali. Rimase però un’ipotesi investigativa, mai trasformata in una condanna.

Altre teorie parlarono di conti segreti in Svizzera, impronte digitali necessarie per aprire casseforti o addirittura di un’operazione esoterica collegata alla P2 di Licio Gelli. La pista finanziaria venne sostanzialmente esclusa: le autorità svizzere comunicarono che non risultavano conti intestati a Perón e che all’epoca non esistevano sistemi di apertura delle casseforti mediante impronte digitali. Nessuna prova definitiva ha invece confermato le teorie sulla P2 o sui servizi segreti.

Ad agosto 2026, la causa risulta ancora aperta. Il giudice Baños ha cercato anche collaborazione internazionale per verificare eventuali informazioni d’intelligence ancora classificate. Quasi quarant’anni dopo, quindi, restano senza risposta le domande fondamentali: chi amputò le mani di Perón, perché lo fece e dove siano finite.

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ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2026 12:48

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