Tre ipotesi su cui indagare per le perdite di gas del Nord Stream. Cosa sta succedendo e che ruolo hanno gli Stati?

Le esplosioni del Nord Stream dovrebbero proseguire per un’altra settimana e le conseguenze sono già gravi. Gli esperti hanno accertato che si tratta di una manomissione volontaria e le indagini in corso hanno tra le mani tre possibili strade da seguire: sabotaggio, attentato o esplosioni marine? Valutiamo tutte le opzioni e i dati disponibili.

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Tre possibilità per il Nord Stream

Le linee del Nord Stream 1 e 2 hanno subito danni “senza precedenti” nel tratto di Mar Baltico tra Danimarca e Svezia. E nonostante il gasdotto che collega la Russia all’Europa fosse ormai fermo a causa della guerra in Ucraina, delle sanzioni a Mosca e dei ricatti del Cremlino, ad Amsterdam il prezzo del gas è schizzato fino ai 207 euro al megawattora. I tedeschi intanto parlano di sommozzatori assoldati ad hoc per causare la falla. Le ipotesi prese in considerazione sono tre.

Esplosioni in mare

I sismologi danesi e svedesi avevano registrato nei giorni scorsi due forti esplosioni in mare attorno all’isola di Bornholm. La prima alle 2:03 della notte tra domenica e lunedì di magnitudo 1.9, la seconda di 2.3 alle 19:04. Si parla di “un’enorme emissione di energia che interpretiamo come proveniente con la massima probabilità da una forma di detonazione”.

La perdita di pressione e le tre falle nei gasdotti 1 e 2, stanno facendo ribollire la superficie di quel tratto di mare in aree che vanno dai 200 ai 1.000 metri di diametro. La fuoriuscita è prevista ancora per una settimana.

Il Nord Stream 2 non è mai entrato in funzione perché Berlino ha bloccato i lavori dopo che cominciasse l’operazione speciale di Putin in Ucraina. I rubinetti di Nord Stream 1 invece sono stati chiusi dalla Russia ad agosto, ufficialmente per problemi tecnici. Successivamente Putin ha ordinato di non riaprirli se non fossero state cancellate le sanzioni contro Mosca.

Dopo lo stop al gasdotto

Di fatto l’Italia non è coinvolta direttamente nello stop a Nord Stream, ma se il gasdotto dovesse subire danni le aziende italiane sarebbero costrette a de-localizzare e ci sarebbe una ricaduta sull’occupazione.

Nonostante tutto, gli stoccaggi di gas italiani sono riempiti all’90%. Ma chi è stato ad aver avuto interesse a danneggiare il tubo? L’intelligence, spiega che la risposta è “più o meno tutti”. Ad ottenere un vantaggio da questa situazione ce l’hanno gli ucraini e gli americani. Si esclude l’uso di sommergibili, perché i mezzi marini sarebbero stati rilevati nelle acque poco profonde del mar Baltico.

Un’altra ipotesi riguarda l’inaugurazione del Baltic Pipe, avvenuta ieri. E’ un gasdotto che collega Norvegia e Polonia, capace di trasportare fino a 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno verso Varsavia. “La rottura di un gasdotto è considerata causa di forza maggiore nei contratti e il danneggiamento del Nord Stream potrebbe mettere Gazprom al riparo dalla richiesta di danni avanzata da Uniper per il taglio delle forniture”, spiega Simone Tagliapietra del think tank Bruegel.

Il ruolo degli Stati

C’è da dire che l’intelligence Usa ha avvertito già settimane fa Berlino su possibili attacchi ai gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico. Un portavoce del governo tedesco ha dichiarato però di non non commentare pubblicamente “questioni riguardanti l’intelligence o le attività dei servizi segreti”.

Il governo tedesco è convinto che gli incidenti ai gasdotti siano stati deliberati atti di sabotaggio. La Danimarca ha voluto inviare una nave specializzata nel controllo e nella protezione dell’ambiente marino al largo delle coste dell’isola di Bornholm. Questa stabilirà quanto metano sia uscito dalle condotte e a quale profondità. In altre parole, a una profondità di 100 metri, i microorganismi del Baltico potrebbero eliminare da soli la maggior parte del gas. A venti metri invece il gas potrebbe raggiungere l’atmosfera e avere un impatto sul gas serra.

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ultimo aggiornamento: 28-09-2022


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