L’importanza dello spogliatoio nel Milan di Gattuso. Serietà, professionalità, grinta: questa la ricetta del nuovo tecnico rossonero.

C’è una parola che nel nuovo Milan di Gattuso sembra destinata ad assumere un’importanza fondamentale, com’era nel passato più glorioso: spogliatoio. La ricetta segreta per riportare il Milan al successo non esiste. Non la porterebbe Conte. Non l’avrebbe portata Ancelotti. Non potrà certo fornirla Gattuso. Tuttavia, il nuovo tecnico rossonero sa che, nel Milan vincente da lui vissuto, la chiave era nella fiducia reciproca che ogni individuo del gruppo nutriva nell’altro. In questa squadra giovane e piena di giocatori provenienti da campionati stranieri sembrerebbe ancora non esserci quel senso d’appartenenza e quell’amalgama che hanno fatto del Milan il Milan. Senza ombra di dubbio Ringhio proverà a lavorare su questo aspetto, caratteriale ben più che tecnico-tattico, per riavviare quel percorso verso la grandezza interrotto negli ultimi mesi della gestione Montella.

Gattuso e lo spogliatoio del Milan: quando Ringhio disse basta

Tornano di attualità, in quest’ottica, le parole che l’odierno allenatore del Milan rilasciò ai microfoni di France Football nel 2012, dopo l’addio al club rossonero: “Cose mai viste in tredici anni in rossonero. Me ne sono andato perché non stavo bene in uno spogliatoio che un tempo era molto più facile da gestire. Con il fatto di essermi ammalato agli occhi, non ho potuto essere sempre presente, ma la malattia mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista. Quando c’era un allenamento alle 9.30, in molti arrivavano appena dieci minuti prima e nessuno diceva nulla. Io arrivavo con tre quarti d’ora d’anticipo, magari per fare esercizi, massaggi o solo per prendere un caffè in tranquillità, secondo una cultura frutto di anni d’esperienza. Oppure quando c’era il pranzo all’una, certi arrivavano anche con quindici minuti di ritardo. Insomma, c’era mancanza di rispetto delle regole. Credo molto nella nozione di gruppo e in una rosa di venticinque giocatori se le regole non vengono rispettate c’è subito casino“.

Professionalità, regole, gruppo: il mantra di Gattuso

Chiaro dunque che l’obiettivo primario di Gattuso sarà indottrinare i suoi nuovi discepoli in questa cultura del gruppo, magari con l’aiuto degli attuali ‘vecchi’, come Abate e Montolivo. Ci saranno delle regole, e verranno fatte rispettare. Difficilmente si assisterà a scene di insubordinazione rimasta impunita (come nel caso di Bonaventura con il Toro). Ancora più che sul campo, il lavoro di Gattuso sarà nella testa dei suoi giocatori: perché per ritornare grande, questo Milan deve tornare a comportarsi da grande.

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ultimo aggiornamento: 29-11-2017


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