Gianni Alemanno, il diario-denuncia dal carcere: cosa ha scritto
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Gianni Alemanno, il diario-denuncia dal carcere: vita di cella e la “rieducazione”

Gianni Alemanno è ritratto sugli scalini dell'Aracoeli durante un flash mob per Gaza

Il diario dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dal carcere: la vita insieme agli altri detenuti e le lettere-denuncia.

Gianni Alemanno, ex primo cittadino della Capitale e fondatore del partito “Indipendenza“, si trova nel carcere, così come deciso dal giudice. Da dietro le sbarre, come riportato da Today, ha deciso di condividere riflessioni e racconti attraverso un “Diario dal carcere“, pubblicato regolarmente dal suo staff sulla sua pagina Facebook. Ecco cosa racconta in questi scritti.

Gianni Alemanno

La vita dietro le sbarre di Gianni Alemanno

Nel suo diario, Gianni Alemanno descrive l’esperienza carceraria: “Chi ha vissuto un periodo della sua vita ‘dietro le sbarre’ è testimone di un’esperienza difficilmente comunicabile a chi invece il carcere non l’ha mai conosciuto“. Le lettere parlano di una convivenza forzata ma intensa, dove le relazioni tra detenuti si costruiscono sulla condivisione quotidiana. “Si condivide tutto, dalle derrate alimentari ai lavori quotidiani, dalle emozioni ai ricordi“.

All’interno delle celle si sviluppano regole non scritte: “Ai più anziani (di permanenza in carcere) viene riconosciuta piena autorità sulle regole comuni, a prescindere dai titoli di studio e dalle origini sociali“. Non mancano accenni alla creatività dei detenuti, veri esperti della “cultura del riuso“, capaci di trasformare ogni oggetto in uno strumento utile.

Anche la cucina diventa momento di aggregazione e ingegno: “Si improvvisa come cuoco, cucinando su fornelli camping gas quello che può essere riciclato dal vitto quotidiano o quello che viene acquistato come ‘sopravvitto’”. In particolare, Alemanno elogia i compagni calabresi: “I risultati (…) sono assolutamente al di sopra della media delle nostre case, dove ormai domina la cattiva abitudine dei cibi d’asporto”.

Le lettere-denuncia dal carcere

Accanto al racconto della vita di cella, le lettere rappresentano una forte denuncia delle condizioni in cui versano le carceri italiane. Gianni Alemanno descrive uno scenario degradato: “Celle fatiscenti, ognuna con 6 brande a castello, di un cesso che sta nella stessa stanza dove si cucina e di un lavandino senza acqua calda, della mancanza di apparati di condizionamento quando fa caldo“. Evidenzia anche l’assenza di condizionamento in estate e cita la possibilità del “10% di sconto di pena previsto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo ‘per condizioni di detenzioni inumane’”.

Il diario si fa anche riflessione politica e sociale. “La natura comunitaria dell’esperienza carceraria permette di alimentare la speranza di quella ‘rieducazione’ di cui parla l’Art. 27 della Costituzione“. Tuttavia, l’ex primo cittadino critica duramente l’incapacità dello Stato di valorizzare questa dimensione: “Le istituzioni preposte non riescono a valorizzare queste potenzialità, non dando coerenza e continuità ai percorsi che dovrebbero portare dalla rieducazione all’accesso alle pene alternative“.

Infine, rivolge un pensiero al personale penitenziario, che definisce “vittime dei malfunzionamenti e delle carenze di organico quasi quanto le persone detenute“. Il messaggio finale è un appello: “Chi fa le leggi e chi le deve applicare può e deve fare di più“.

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ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2025 14:45

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