Era il 19 dicembre 1992 quando Gianni Brera scompariva a causa di un incidente stradale. Penna raffinatissima del giornalismo sportivo, ha lasciato una impronta profondissima.

Gianni Brera se ne andava il 19 dicembre 1992, lasciando un grande vuoto nel giornalismo italiano. Fatale al 73enne l’impatto con un veicolo che aveva invaso la corsia opposto dove viaggiava la nota penna sportiva, insieme a altre due persone, nei pressi di Codogno.

Gianni Brera e il calcio

All’anagrafe Giovanni Luigi, Brera era nato a San Zenone al Po l’8 settembre 1919. A 13 anni il padre Carlo lo manda a studiare a Milano, dove il giovanissimo si accosta al calcio: gioca con alcune rappresentative locali e inizia a scrivere piccoli articoli. A 17 anni è assunto dal Guerin Sportivo, per seguire la Serie C.
Poi arriva la guerra: Gianni si laurea nel 1943 in Scienze Politiche a Pavia prima di scappare in Svizzera, dove entra in contatto con la Resistenza.

https://www.youtube.com/watch?v=ni0bHOt3_GM&ab_channel=FabioGiacomoCobianchi

Dalla Gazzetta a Repubblica

Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi a La Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano. Gli viene affidata la sezione dell’atletica. Quattro anni dopo è inviato al Tour de France, quello in cui trionfa Coppi. Nel 1956 viene chiamato da Gaetano Baldacci a dirigere la redazione sportiva del neonato quotidiano Il Giorno. Tornato per un periodo alla Rosea, lavorò poi per Il Giornale di Montanelli prima di passare nel 1982 a La Repubblica.

Catenaccio, libero e contropiede

Brera è stato uno strenuo difensore del calcio all’italiana, di cui può essere considerato una sorta di teorico. Il termine catenaccio, così come quello di libero, lo si deve infatti al giornalista pavese. I suoi neologismi si sprecavano: da contropiede a centrocampista, da incornata a uccellare.

Pseudonimi e non solo…

La raffinata penna di Brera si estese anche alla produzione di “fortunatissimi” soprannomi per alcuni dei protagonisti del mondo del pallone. Tra i più celebri, Rombo di tuono per Gigi Riva, Bonimba per Boninsegna, Piscinin per Franco Baresi e Abatino per Rivera, al quale non risparmiò critiche, all’apice della clamorosa eliminazione dell’Italia ai Mondiali del 1966.
Estimatore di Nereo Rocco e “Gipo” Viani, oltre che di Bearzot, non vide di buon occhio la rivoluzione tattica di Arrigo Sacchi.

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ultimo aggiornamento: 19-12-2020


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