Giorgetto Giugiaro: un “j’accuse” plateale

Giorgetto Giugiaro e il figlio Fabrizio acquistano una pagina del Corriere della Sera e vergano una lettera aperta che tra le righe appare come un “j’accuse” al board di Volkswagen Group.

Giorgetto Giugiaro e il figlio Fabrizio lasciano la loro creatura, quella Italdesign che Giorgetto fondò nel 1968 e dalla quale sono usciti in 45 anni di attività centinaia di prototipi e studi, ma anche e soprattutto oltre 200 auto che hanno segnato la storia del design automobilistico, sviluppate e prodotte in serie dalle più importanti Case in milioni di esemplari.

Gli schizzi di Giugiaro per la Golf il suo modello di maggior successo per Volkswagen,
Gli schizzi di Giugiaro per la Golf il suo modello di maggior successo per Volkswagen.

L’addio era nell’aria, ma nessuno si aspettava fosse tanto plateale. Sì perché i Giugiaro hanno acquistato una pagina intera del Corriere della Sera e hanno pubblicato una lettera aperta che, letta tra le righe, suona come un “j’accuse” al board Volkswagen di cui la Italdesign Giugiaro è entrata a fare parte dallo scorso 29 giugno.

«Giorgetto e Fabrizio Giugiaro – si legge – ringraziano tutti i dipendenti e collaboratori di Italdesign Giugiaro per il loro impegno, l’intelligenza, il sacrificio e la passione che hanno reso così grande l’azienda così da poter entrare in Volkswagen, il più importante gruppo automobilistico del mondo».

Sino a qui nulla di eclatante, ma poi ecco il ringraziamento e l’omaggio a Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche, geniale ingegnere e manager fautore prima dei successi Porsche e poi di Audi. Presidente del consiglio di amministrazione di Volkswagen nel 2002 lascia la carica per assumere la presidenza dell’organo di controllo dell’azienda. Contemporaneamente diventa membro del consiglio di controllo di Porsche. È in questo periodo di doppia carica che con un’azione, considerata da molti spregiudicata, la piccola Casa di Zuffenhausen acquisisce il pacchetto azionario di maggioranza del colosso di Wolksburg. Piëch è estimatore e sostenitore di Giorgetto Giugiaro e della Italdesign. Durante la sua gestione Volkswagen Group ha ottenuto importanti successi commerciali proprio grazie alla collaborazione con Giugiaro. Ora Ferdinand Piëch lo scorso 25 aprile ha dato le dimissioni dal consiglio di sorveglianza di Volkswagen Group, di cui era presidente. Nella lettera aperta Giorgetto e Fabrizio Giugiaro scrivono:

«Ringraziamo anche il geniale ing. Ferdinand Piëch che ha consentito tale unione condividendo visioni e strategie. Lo salutiamo assieme alla signora Ursula con profonda stima».

La signora Ursula in questione è Ursula Plasser seconda moglie di Ferdinand Piëch, nata a Braunau am Inn, paese natale di Adolf Hitler. Facile l’accostamento con i metodi del dittatore quando Ursula Piëch, nominata nel 2012 membro del consiglio di vigilanza di Volkswagen Group, inizia a “fare pulizia”. Grande appassionata e collezionista di auto, si dice abbia influenzato il Gruppo anche nella scelta dei nuovi modelli, tanto più che dal 2013 è membro anche del consiglio di vigilanza Audi.

Le dimissioni di Piëch e della moglie sono conseguenti alla decisione del consiglio di sorveglianza, – un organo decisionale ristretto, composto da sei dei venti componenti del consiglio – di riconfermare Martin Winterkorn alla guida del Gruppo. Da sottolineare che quest’ultimo era stato voluto da Piëch ed era considerato il suo più probabile successore alla presidenza: l’avvicendamento sarebbe dovuto avvenire quando il mandato di Piëch fosse finito, nell’aprile 2017.

Cosa dunque ha determinato la rottura? Gli esperti di settore hanno formulato varie ipotesi. Secondo fonti interne, Piëch sarebbe rimasto particolarmente deluso dall’andamento del marchio Volkswagen negli Stati Uniti, mercato dove l’azienda tedesca fatica a vendere i propri modelli pur avendo investito moltissimo. Segni di squilibrio su altri mercati ed anche in quello interno avrebbero convinto il “grande vecchio” che il CEO non avesse una chiara visione sui provvedimenti da prendere, cosa che avrebbe potuto mettere in pericolo il futuro del Gruppo se fosse stato prima riconfermato come amministratore delegato e poi nominato presidente.

Usciti di scena i Piëch, Winterkorn ha assunto la guida del Gruppo e, come sempre accade, gli uomini di Piëch e quanti simpatizzavano per lui sono caduti in disgrazia. Tra le vittime illustri ci sono anche i Giugiaro che contavano proprio sul sostegno di Piëch per il rilancio della Italdesign. Si mormora che nel nuovo gruppo dirigente, i “giovani” ritengano Giorgetto Giugiaro (76 anni) troppo “vecchio” per riuscire a interpretare le straordinarie evoluzioni tecniche e di conseguenza stilistiche che le auto avranno nel prossimo futuro.

Come suo sostituto alla guida di Italdesign si parla insistentemente di Walter de Silva (64 anni), capo dal 2007 del Centro Stile di Volkswagen Group e supervisore dello stile di tutti i sette marchi del Gruppo (Audi, SEAT, Lamborghini, Škoda, Bentley, Bugatti e Volkswagen) ai quali nel 2010 si è aggiunto Porsche. Se così fosse, sembrerebbe più un modo gentile di estrometterlo dalla “stanza dei bottoni di Wolsburg” che non una promozione – non dimentichiamo che de Silva era un uomo di Piëch – molti giovani leoni ambiscono al suo posto.

Non è escluso invece che su Italdesign de Silva eserciti solo una supervisione, dettando le linee guida e nominando un nuovo Ad e un responsabile dello Stile. Il tempo ci dirà quali saranno le strategie effettive, senza dimenticare che l’ultima parola spetterà come sempre alla Famiglia, ovvero la dinastia Porsche-Piëch, che tramite la società Porsche Automobil Holding SE – di cui Wolfgang Porsche è presidente – controlla la maggioranza del gruppo Volkswagen con il 50,7 per cento dei voti.

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ultimo aggiornamento: 22-07-2015

Enzo Caniatti

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