Il gip del Tribunale di Bari e un avvocato arrestati per corruzione. In casa del giudice trovati anche 60mila euro.

BARI – Il gip del Tribunale di Bari e un avvocato arrestati per corruzione. Ai due indagati, come scritto anche dal Corriere della Sera, è contestata anche l’aggravante mafiosa. In manette, infatti, è finito pure il pregiudicato foggiano Danilo Pietro della Malva, ritenuto dagli inquirenti uno dei principali protagonisti di questa associazione.

Nel mirino degli inquirenti sono finiti anche altre nove persone. Tra questi ci sono anche tre avvocati, tutti accusati di concorso nella presunta corruzione in atti giudiziari. Sono in corso tutti gli approfondimenti del caso e nelle prossime settimane si capirà meglio la posizione delle persone coinvolte.

60mila euro nella casa del giudice

Durante la perquisizione, gli inquirenti hanno trovato 60mila euro nascosti nelle prese elettriche. Altri soldi (circa 1,2 milioni di euro) sono stati rinvenuti dai carabinieri nell’appartamento del figlio di Chiarello. La cifra era nascosta in tre zaini ritrovati in un divano e in un appartamento del figlio.

Sono in corso tutti gli accertamenti del caso anche per capire la provenienza di questo denaro. Gli interrogatori potrebbero chiarire meglio quanto successo e cercare di ricostruire la posizione delle persone.

Carabinieri
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L’ordinanza del Gip

L’ordinanza del Gip è stata emessa nelle ultime ore. “La condotta del magistrato barese risulta connotata da una gravità non comune se si pensa che gli accordi costruttivi con un avvocato del Foro di Bari – si legge – avevano il fine di avvantaggiare soggetti cautelati per reati di criminalità organizzata o aggravanti dal 416 bis“.

In cambio di denaro – si precisa ancora – infatti il gip sostituiva l’originaria custodia in carcere, da lui stesso applicata, con misure meno afflittive quale quella degli arresti domiciliari, o addirittura, dell’obbligo di dimora nel comune di residenza”. Il giudice, inoltre, ha parlato di prove granitiche che “hanno consentito di accertare un deplorevole mercimonio della funzione giurisdizione da parte del giudice De Benedictis“.


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