Giulio Foresti: l’uomo più veloce della terra

Vero gentleman driver, ebbe il fegato nel 1924 di spingere un mostruoso trabiccolo senza freni a oltre 320 Km/h, infrangendo il record di velocità prima di perdere una ruota e volare fuori pista.

Giulio Foresti, gentleman driver bergamasco, pilota di vaglia che aveva al suo attivo avventurosi raid e la partecipazione, con eccellenti risultati, alle più importanti competizioni dell’epoca, decise nel 1924 di accettare la grande sfida: pilotare la Djelmo a tutto gas per battere il record velocità, risultando così l’uomo più veloce della Terra.

Il Land Speed Record, era una sorta di chimera per i costruttori e i piloti degli anni Venti. La prima guerra mondiale si era conclusa dimostrando la netta superiorità delle macchine e aveva aperto nuovi insperati orizzonti ai pionieri dei motori a scoppio. Soprattutto in campo aeronautico si fecero passi da gigante con la realizzazione di propulsori di incredibile potenza. Temerari piloti decisero di impiegarli sulle vetture da record. Altrettanto temerari tecnici li assecondarono utilizzando i propulsori aeronautici per dare vita a veri e propri missili terrestri.

Non tutti i progettisti però erano convinti che solo tali motori potessero garantire prestazioni elevatissime. La Sunbeam iniziò a elaborare il progetto di un propulsore da record, ma i lavori andavano a rilento: così decise di vendere il prototipo al principe egiziano Djellaledin, innamorato dei record di velocità. Questi coinvolse nell’operazione il tecnico motorista torinese Edmondo Moglia e Giulio Foresti.

La costruzione iniziò nel settembre del 1923 e si concluse nell’agosto del 1924. Il prototipo venne chiamato Djelmo. Mentre proseguiva la difficile messa a punto si cercò un “fegataccio” pronto a rischiare la pelle per condurla al limite: Foresti si offrì volontario.

Il tentativo di record avvenne sulla spiaggia di Pendine nel Galles dove il maggiore Segrave aveva portato il primato a 328 km/h. Dopo vari test, il 28 novembre, alla presenza dei giudici del Royal Automobil Club, Foresti spinse al massimo il mostro superando ampiamente i 320 km/h, ma all’improvviso ne perse il controllo e fu sbalzato fuori dall’abitacolo con conseguenti gravi ferite alla testa e alle spalle. Ciò non gli impedì, una volta rimessosi di tornare a correre come pilota ufficiale Bugatti.

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ultimo aggiornamento: 03-02-2015

Enzo Caniatti

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