Guerra in Iran: prezzo del carburante a rischio aumento
Vai al contenuto

Direttore: Franco Ferraro

Guerra in Iran: a rischio aumento il prezzo dei carburanti, cosa succede

Teheran, capitale dell'Iran con bandiera

A causa dell’attuale guerra in Iran, il prezzo del carburante è a forte rischio aumento. Ecco le ripercussioni per gli automobilisti.

Una situazione di crescente tensione internazionale sta scuotendo il Golfo Persico, una delle regioni più cruciali per il commercio globale di petrolio. Gli eventi recenti hanno visto un’escalation drammatica, con gli Stati Uniti e Israele che hanno dato avvio alla guerra in Iran. Questo ha portato alla morte dell’ayatollah Khamenei e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le implicazioni di questa chiusura sono vaste e immediate, ponendo interrogativi su come i mercati petroliferi reagiranno e su quali saranno le ripercussioni per i consumatori globali.

pompa benzinaio carburante
Pompa benzinaio carburante

L’impatto immediato sui mercati e sulle rotte marittime

La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran, la Guardia Rivoluzionaria iraniana, ha già causato un blocco significativo nel movimento delle petroliere. Secondo dati riportati da Al Jazeera e Reuters, almeno 150 navi cisterna sono state costrette a fermarsi, mentre compagnie di navigazione di rilievo come MSC, CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno ordinato alle loro navi di spostarsi verso porti più sicuri. Questa situazione ha portato a una paralisi delle rotte marittime nella regione, con ripercussioni immediate sul commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto. La preoccupazione principale è il potenziale aumentare dei prezzi del carburante, con il Brent che aveva già registrato un aumento oltre i 73 dollari al barile prima degli attacchi, raggiungendo il livello più alto da sette mesi.

Scenari futuri e possibili soluzioni

Le previsioni degli analisti variano, con scenari che vanno da un conflitto rapido e contenuto a una guerra prolungata. In un’ipotesi di breve durata, l’aumento del prezzo del petrolio potrebbe essere limitato a un 10-15%, mentre un conflitto prolungato potrebbe far salire il prezzo del barile di petrolio di 5-20 dollari, a seconda delle stime di Rystad Energy. Nel peggiore dei casi, il prezzo potrebbe superare i 100 dollari, con possibili picchi di 130 dollari al barile secondo Tortoise Capital. Questo avrebbe un impatto diretto sui prezzi dei carburanti in Italia, dove la benzina verde, attualmente a 1,70-1,75 euro al litro, potrebbe subire aumenti significativi fino a 30-40 centesimi al litro.

Una questione cruciale è se altri Paesi produttori possano aumentare la produzione per compensare la chiusura dello Stretto. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno oleodotti che aggirano Hormuz, ma la loro capacità è limitata. L’OPEC+ potrebbe decidere di aumentare la produzione, ma le decisioni dipenderanno dall’evoluzione della situazione geopolitica. Inoltre, lo Stretto di Hormuz è fondamentale anche per il trasporto di gas naturale liquefatto, con il Qatar che esporta circa il 30% del totale mondiale. Una chiusura prolungata potrebbe quindi far impennare anche i prezzi del gas, influenzando i costi di trasporto e riscaldamento.

In Italia, gli effetti sulle pompe di benzina non sono immediati. Le raffinerie, i contratti a lungo termine e le accise smorzano e ritardano l’impatto dei cambiamenti nei prezzi del greggio. Tuttavia, un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio si riflette normalmente in aumenti dei prezzi alla pompa entro 1-3 settimane. Questa situazione richiede un attento monitoraggio e una risposta strategica coordinata per mitigare le ripercussioni economiche a livello globale.

Leggi anche
Tutti i dubbi sul vero potenziale della Ferrari SF-26

Riproduzione riservata © 2026 - NM

ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2026 11:31

Tutti i dubbi sul vero potenziale della Ferrari SF-26

nl pixel