Chiamata alle armi di Haftar contro l’intervento dell’esercito turco: bombardamento al Collegio Militare di Tripoli, decine di morti.

È di almeno 28 morti e 18 feriti il bilancio del raid delle forze di Haftar sul Collegio militare di Tripoli. Il Generale rivendica almeno settanta vittime nella prima offensiva dopo la chiamata alle armi per fronteggiare l’intervento dell’esercito turco.

Haftar bombarda il Collegio militare di Tripoli e annuncia almeno settanta morti

L’attacco è stato confermato e motivato sui social, nello specifico sulla pagina Facebook della Divisione informazione di guerra del generale Haftar: “In risposta al bombardamento turco avvenuto all’alba, l’aviazione ha preso di mira un raggruppamento di cento miliziani presso l’Accademia militare che si preparavano a partecipare ai combattimenti in corso e almeno 70 fra loro sono stati uccisi“.

Dubbi sul bilancio

La autorità hanno confermato l’attacco al Collegio Militare e l’unico dubbio è quello legato al numero esatto di vittime. Haftar ne rivendica almeno settanta, il bilancio che arriva da Tripoli è sensibilmente più basso. Alcuni media locali parlano di una quarantina di morti. La sensazione è che bisognerà attendere per avere informazioni certe o quantomeno attendibili.

La chiamata alle armi di Hafar contro l’esercito turco

Solo nella giornata di sabato Haftar aveva lanciato una grande chiamata alle armi per respingere l’intervento dell’esercito turco. Il bombardamento al Collegio di Tripoli sarebbe la prima dimostrazione di forza dei miliziani.

Le ripercussioni sull’Italia

La tensione in Libia ha inevitabilmente ripercussioni anche sull’Italia. Secondo le previsioni nei prossimi giorni e nelle prossime settimane aumenteranno, condizioni meteo permettendo, le partenze dei barconi verso l’Europa.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio fiuta la situazione emergenziale e prova a stringere i rapporti con gli interlocutori africani: “Se vogliamo provare a raggiungere un risultato bisogna usare anche la testa, non solo il cuore. E soprattutto non bisogna perdersi: la priorità è la Libia, soprattutto per i nostri interessi geostrategici e per la minaccia terroristica che abbiamo a poche centinaia di chilometri, col rischio di nuovi flussi incontrollati verso l’Italia


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