Lo slovacco ha raccontato il suo amore per la città e la gente di Napoli: “Qui mi sento parte di una comunità, di una famiglia“.

Il calcio è sport. Lo sport è emozione. In questi giorni più che mai il mondo del pallone sta riscoprendo la bellezza dei valori sinceri, quelli di un tempo, quelli non legati esclusivamente al lato economico dell’industria sportiva. Dopo l’addio strappalacrime di Totti, è un altro capitano, Marek Hamsik, a raccontare attraverso una lettera pubblicata sul The Players Tribune il suo rapporto indissolubile con Napoli e il Napoli. Eccone alcuni estratti: “A Napoli non abbiamo un solo allenatore. Ne abbiamo tre milioni. Ogni uomo, donna e bambino sa cos’è meglio per il Napoli. Ogni bimbo di quattro anin sa come potremmo segnare più gol. Ogni donna novantenne che si occupa del suo orticello ti sa dire come e perché dobbiamo cambiare la formazione in campo. Quel sentimento, quella passione, è nel loro sangue“.

Hamsik: “A Napoli il calcio è una religione

Prosegue quindi Marekiaro: “A Napoli, il calcio è come una religione e il San Paolo è la sua chiesa. Il Napoli è l’unica società calcistica della zona e i napoletani se ne sentono parte, perché lo sono. Il calcio è ciò a cui pensano quando si svegliano, quello di cui parlano tutto il giorno, è quello che sognano la notte. Spesso si ha l’impressione che il calcio sia l’unica cosa che conta. Io ci sono abituato. Il calcio è la mia vita da ventinove anni. Perciò, quelle sensazioni che scorrono nelle vene dei napoletani, beh, scorrono anche nel mio sangue“. Dopo aver raccontato gli inizi della propria carriera, Hamsik passa quindi a descrivere le sue prime emozioni partenopee: “Il mio primo giorno a Napoli cominciò insieme a Lavezzi. I funzionari della squadra ci portarono a vedere lo stadio e ci presentarono alla stampa. Dalle prime ore avevo capito che il San Paolo era diverso da qualsiasi altro posto del mio passato e futuro. Vidi le foto dei grandi giocatori del Napoli sui muri dello stadio. Leggende come Maradona, Ferrara e Bruscolotti. Vidi i trofei della Serie A e della Coppa Italia, era evidente che Napoli era una città speciale e il Napoli una organizzazione speciale. Quando cominciai la ricerca della prima casa in città mi sono accorto che tutte le persone che incontravo conoscevano il mio nome e la mia storia. Ero incredulo. Tifoso napoletano è ridondante. Se sei di Napoli sei un tifoso napoletano“.

L’emozione della Coppa Italia

Da capitano, finora Hamsik ha alzato tre trofei con il Napoli: due Coppa Italia, una Supercoppa Italiana. Ma la prima non si scorda mai: “Quando abbiamo vinto la Coppa Italia nel 2012, ho capito che cosa era veramente Napoli. La città non aveva vinto un trofeo da venticinque anni e dopo la nostra vittoria a Roma ho visto una nuova Napoli. Sembrava una città impazzita. Credo di poterla descrivere come una follia bellissima, la migliore delle pazzie. Quando vinci a Napoli, è la vittoria più bella del mondo, perché non sono solo i giocatori a vincere, ma è la città e la sua gente che vince. È questo che la rende speciale. Non avremo lo stadio più grande d’Europa o d’Italia, ma i nostri sostenitori lo fanno sembrare enorme. Per me l’eco dell’inno della Champions League al San Paolo è la melodia della perfezione. Napoli e l’Italia mi hanno dato tutto quello di cui ho bisogno. Il calcio è importante per me e aver giocato per il Napoli per dieci anni è stato l’onore più grande della mia vita, ma la ragione per cui sono rimasto a Napoli va oltre il calcio. A Napoli mi sento parte di una comunità, di una famiglia che ha un posto speciale nel mio cuore. Nella vita ho bisogno non solo di uno stipendio e di trofei, ho bisogno di sentire profondamente la mia anima. Napoli mi ha dato questo e io le sarò grato in eterno. Grazie“.

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ultimo aggiornamento: 29-05-2017


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