Harold Shipman è ricordato come uno dei serial killer più prolifici della storia moderna: medico di base inglese.
Ci sono criminali che hanno sconvolto non solo per il numero delle vittime, ma per il ruolo che ricoprivano, Harold Shipman è l’esempio lampante. Medico di base britannico, per anni fu visto come un professionista affidabile, vicino ai suoi pazienti, soprattutto anziani. Proprio dietro quell’immagine ordinaria si nascondeva però una delle vicende più inquietanti della cronaca nera inglese. Nel 2000 fu condannato per 15 omicidi, ma l’inchiesta pubblica avviata dopo il processo concluse che aveva ucciso almeno 215 pazienti e che il totale poteva arrivare a circa 250.
Nato a Nottingham il 14 gennaio 1946, Shipman lavorò come medico di famiglia in Inghilterra per molti anni, costruendosi una reputazione solida e rassicurante. La sua storia criminale emerse tardi, dopo una lunga sequenza di morti che per molto tempo passarono come decessi naturali. Ed è proprio questo che ha reso il suo caso così sconvolgente: il fatto che abbia potuto colpire così a lungo approfittando della fiducia totale dei suoi pazienti e del sistema che avrebbe dovuto controllarlo.
Come agiva Harold Shipman e i dettagli dei delitti
Secondo le ricostruzioni emerse dopo l’arresto, Shipman uccideva soprattutto durante le visite domiciliari. Nella maggior parte dei casi iniettava alle vittime una dose letale di diamorfina, un antidolorifico oppiaceo, e poi firmava il certificato di morte attribuendo il decesso a cause naturali. In molti casi alterava anche le cartelle cliniche, in modo da far apparire i pazienti più malati di quanto fossero realmente. Le sue vittime erano in prevalenza donne anziane, spesso sole e considerate fragili.

Il caso che fece crollare tutto fu quello di Kathleen Grundy, ex sindaca di Hyde, morta nel 1998 all’età di 81 anni. La donna fu trovata senza vita poco dopo una visita del medico, ma i familiari notarono dettagli che non tornavano: le sue condizioni non sembravano tali da far pensare a una morte improvvisa e, soprattutto, emerse un testamento che lasciava a Shipman l’intero patrimonio, circa 400.000 sterline. L’autopsia rivelò la presenza di morfina e l’indagine portò poi alla scoperta della falsificazione del documento. Fu questo passaggio a trasformare i sospetti in un caso giudiziario vero e proprio.
L’arresto, la condanna e la morte in carcere
Shipman venne arrestato nel settembre 1998. Il processo si concluse nel gennaio 2000, quando fu riconosciuto colpevole di 15 omicidi e di un falso, ricevendo l’ergastolo. Ma quella sentenza non chiuse davvero il caso: subito dopo venne istituita la Shipman Inquiry, l’inchiesta pubblica che analizzò centinaia di morti certificate da lui nel corso degli anni e mise in luce gravi falle nei controlli su prescrizioni, certificati di morte e cremazioni.
La vicenda ebbe un ultimo capitolo il 13 gennaio 2004, quando Harold Shipman si tolse la vita nella sua cella nel carcere di Wakefield, un giorno prima di compiere 58 anni. La sua morte non cancellò il peso del caso, che anzi continuò a far discutere proprio per le sue conseguenze sul sistema sanitario britannico. Ancora oggi il suo nome resta legato a una delle pagine più oscure della cronaca internazionale: quella di un medico che, invece di curare, trasformò la fiducia dei pazienti nel proprio strumento di morte.