Homo Naledi, i fossili si stampano a casa

La scoperta di un nuovo progenitore della razza umana, l’Homo Naledi, si unisce alla tecnologia: chiunque può stampare in 3D la sua riproduzione dei fossili.

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La scorsa settimana un gruppo di ricercatori ha ritrovato alcuni resti che potrebbero costituire un nuovo progenitore della razza umana, o un nuovo “anello mancante”, battezzato Homo Naledi. Questa nuova specie ha caratteristiche simili a quelle degli ominidi di bassa statura, e una scatola cranica di dimensioni simili a quelle dell’australopiteco. Una scoperta interessante soprattutto per ricercatori e appassionati di scienza, ma che ha anche alcuni risvolti tecnologici interessanti. Prima di tutto perché i ricercatori hanno messo a disposizone i risultati dei loro studi sulla piattaforma eLIFE, completamente aperta e consultabile da tutti, e poi perché tutti i resti di Homo Naledi trovati sono stati scansiti e resi disponibili come modelli 3D per la stampa.

Stampa di fossili

In altre parole, collegandosi alla pagina del progetto sul sito Morphosource possono scaricare i modelli dei fossili di Homo Naledi e riprodurli attraverso la stampa 3D, oppure ordinare le stampe attraverso i servizi, sempre più numerosi che permettono di farlo.

Anche se la stampa 3D non è ancora un’operazione casalinga come quella su carta, le stampanti 3D e i servizi per stampare questi modelli sono sempre più diffusi, in particolare in ambito scolastico e accademico, e questa possibilità costituisce un salto in avanti. Per la prima volta infatti, ricercatori e insegnanti non dovranno aspettare anni e spendere centinaia di dollari per avere un calco del ritrovamento. I ricercatori che hanno partecipato a questo progetto si augurano che con il diffondersi della stampa 3D e soprattutto della sempre maggiore diffusione dei dati scientifici ad accesso libero favoriscano questo tipo di iniziative.

Tutte le ossa ritrovate di Homo Naledi - via eLIFE
Tutte le ossa ritrovate di Homo Naledi: studiosi e insegnanti le possono stampare liberamente – via eLIFE

I dati aperti aiutano anche il dibattito scientifico, quindi la qualità delle scoperte. Qualunque scienziato abbia dubbi sulla scoperta dell’Homo Naledi può accedere direttamente a tutti i dati e verificarli, senza aspettare mesi o anni che la ricerca venga pubblicata.

Fonte foto copertina: eLIFE