Hypercar: massime prestazioni minimi consumi

Bellissime, potentissime, velocissime, le hypercar sono il nuovo oggetto del desiderio. Grazie ai motori ibridi hanno consumi da utilitaria.

Dopo i compressori degli anni ruggenti e i turbo del benessere quando i consumi non erano un problema, è ora la volta dei motori elettrici. Si badi bene che, con buona pace di chi ci vorrebbe vedere andare soltanto a “velocità da lumaca” come direbbe il grande Steve McQueen, il motivo è sempre lo stesso: spremere più cavalli e andare più veloci.

Così dalle supercar siamo passati alle hypercar – le ultime le vedremo al prossimo Salone di Ginevra che aprirà i battenti il 5 marzo – che altro non sono se non la trasposizione moderna delle favolose sportive sovralimentate degli anni Trenta. Come allora sono riservate a pochi eletti, meglio se piloti esperti, che possono divertirsi ad impiegarle in pista ed anche in competizione. Sono destinate un giorno a diventare ambiti pezzi da collezione, trattate con tutte le cure, gelosamente conservate in collezioni private o esposte al pubblico in qualche museo. Ma ora come allora non sono altro che oggetti di puro piacere e divertimento. I gentlemen drivers le compravano per sfoggiarle nell’alta società e prendere nel contempo parte alle competizioni come la 24 Ore di Le Mans o la Mille Miglia. Ovviamente i tempi sono cambiati, ma il principio e soprattutto le motivazioni sono le stesse.

I nuovi oggetti del desiderio si chiamano Ferrari LaFerrari e Porsche 918 Spyder, per citare le più rappresentative. In comune hanno l’unità motrice ibrida, composta da un supersportivo motore termico e da motori elettrici. Tutte e due dispongono di una caterva di cavalli che si possono spremere soltanto in pista, ben inteso se non si è principianti alle prime armi, si ha l’idea e la capacità di tenere a bada i 1000 cavalli che scalpitano sotto il cofano. È vero che le hypercar sono un concentrato delle tecnologie più avanzate in fatto di assistenza alla guida e rispetto alle loro “nonne” perdonano anche l’errore, ma ciò non toglie che, se non si conoscono i propri limiti, ci si può trovare in serie difficoltà, rompere il “giocattolo” e la “testa”.

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ultimo aggiornamento: 21-02-2015

Enzo Caniatti

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