Via libera al Recovery fund, una svolta storica per l’Unione europea. Ma attenzione ai rischi.

Iniziamo da una doverosa premessa: con il Recovery fund siamo di fronte ad uno strumento innovativo, a un debito europeo comune. Fantascienza prima della strenua battaglia combattuta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, bravo a tirare dalla sua parte alleati preziosi.

Fatta la doverosa premessa, non possiamo negare che il Recovery fund abbia dei problemi che bisogna sapere gestire, dei passaggi scivolosi. Non parliamo di trappole, un termine utilizzato troppo spesso e in maniera spesso inappropriata. Parliamo piuttosto di possibili problemi e rischi legati allo strumento per la ripresa dell’Ue.

I rischi del Recovery fund: le condizioni necessarie

Il primo rischio per l’Italia è quello di perdere i finanziamenti per l’incapacità di assecondare le (legittime a nostro avviso) richieste europee. Una delle richieste preliminari dell’Europa agli Stati membri è quella legata all’efficienza del mondo dei lavori pubblici. L’Ue vuole la garanzia che i soldi e i lavori non si blocchino a causa delle mille note e insidie burocratiche. Questo ovviamente non deve abbassare il livello di sicurezza in un settore particolarmente caro e gradito per la criminalità organizzata.

L’Italia delle Semplificazioni deve convincere l’Unione europea, che altrimenti potrebbe rimandare Roma e bloccare o rallentare i finanziamenti. la richiesta di Bruxelles sembra oggettivamente legittima, ma per l’Italia significa andare a rivoluzionare un settore fortemente radicato e che non gode propriamente di buona salute.

Europa Unione europea
Europa Unione europea

Il Super Freno di Emergenza

Evidentemente un altro dei rischi nell’accordo europeo è rappresentato dal famoso freno di emergenza, cavallo di battaglia dell’Olanda di Rutte. Alla luce dell’accordo definitivo non ci sarà il diritto di veto del singolo stato ma ci sarà la possibilità di fermare un piano nazionale e riavviare l’analisi del piano. Con ritardi notevoli.

Euro risparmi
Euro risparmi

Le condizionalità

C’è poi il tema della condizionalità. Non siamo di fronte ai vincoli del Mes ma non siamo neanche di fronte a soldi propriamente liberi. I fondi non possono essere utilizzati ad esempio per abbassare le tasse. Bisogna seguire il percorso tracciato dalla Commissione europea che punta sul Green New Deal, sulla digitalizzazione e sul mondo del lavoro, ad esempio.

Il Recovery fund e il bilancio europeo

Bisogna poi valutare il discorso della restituzione dei prestiti. All’Italia andranno 127 miliardi circa, che dovrà rimborsare facendo i conti con i tassi di interesse. Che sono bassissimi ma ci sono. Anche per quanto riguarda i fondi diretti entrano in una logica che è quella del dare-avere. L’Italia dovrà partecipare al rimborso comunitario, e parteciperà con le tasse, ad esempio quella sulla plastica, e con i contributi al bilancio europeo.Parliamo di uscite per circa 40 miliardi che abbassano a quaranta miliardi circa la soglia dei soldi a fondo perduto effettivamente a disposizione dell’Italia.

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ultimo aggiornamento: 23-07-2020


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