Recupero di 35 Husky maltrattati in Trentino
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Direttore: Franco Ferraro

Il Corpo forestale sequestra 35 Husky nel Trentino: sleddog e maltrattamento in discussione

Un cane di razza Husky disteso su una coltre di neve.

Il recupero di 35 Alaskan Husky maltrattati nel Trentino: un intervento che solleva importanti questioni etiche e legali sulla gestione degli sport con cani da slitta.

Il silenzio invernale dell’Alpe Cimbra è stato recentemente rotto da un’operazione che ha messo in luce una situazione drammatica, non solo per il territorio, ma anche per il mondo dello sleddog. Nella tranquilla località di Lavarone, il Corpo Forestale del Trentino ha svolto un’operazione di sequestro di 35 Alaskan Husky, cani utilizzati per il traino delle slitte, trovati in condizioni particolarmente critiche. Questo intervento ha messo in evidenza la sottile linea che separa l’attività sportiva dal maltrattamento animale, aprendo un dibattito su come tali pratiche debbano essere gestite e regolamentate.

Un cane di razza Husky disteso su una coltre di neve.
Esemplare di Husky che si rilassa sulla neve. – newsmondo.it

La scoperta delle condizioni critiche e il sequestro degli Husky

Il sequestro dei 35 cani è stato il risultato di una segnalazione da parte della Lega Anti Vivisezione (LAV), che ha riportato l’attenzione sulle condizioni di abbandono in cui versavano gli animali. Il fallimento dell’attività di sleddog ha lasciato i cani in una situazione di trascuratezza, senza le cure necessarie e in strutture inadeguate. Il video diffuso dalla LAV mostra con chiarezza la realtà di questi Husky: privati di attenzioni e ripari, erano costretti a mangiare segatura per sopravvivere. Questa situazione ha portato alla mobilitazione del Corpo Forestale, supportato dai veterinari dell’Azienda Sanitaria, che ha portato al sequestro urgente degli animali, convalidato dal GIP del Tribunale di Trento.

Il futuro dei cani e le implicazioni legali

Trasferiti in una struttura specializzata in Emilia-Romagna, i 35 Alaskan Husky sono ora sotto la protezione della LAV, che si impegna a garantire loro un futuro libero dallo sfruttamento. Il titolare dell’attività è stato indagato per violazioni del Codice Penale legate al maltrattamento degli animali. La giurisprudenza italiana, infatti, non considera solo la violenza fisica come maltrattamento, ma include anche la privazione di stimoli ambientali e sociali adeguati. La storia dei cani di Lavarone rappresenta un esempio di come il benessere animale debba essere prioritario rispetto agli interessi economici e sportivi. Questo caso solleva importanti questioni etiche sulla gestione delle attività turistiche legate agli animali e richiede un esame più attento delle pratiche e delle condizioni di vita degli animali coinvolti. Al fine di garantire un trattamento etico, sono necessari controlli rigorosi e la presenza di gestori con competenze cinofile certificate.

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ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2026 12:11

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