Renzo De Vecchi, il “Figlio di Dio”. Primo professionista del calcio italiano

Sinistro fatato e personalità da vendere: Renzo De Vecchi esordì a appena 15 anni con la maglia del Milan ma poi si trasferì al Genoa. Il Grifone offrì 24 mila mila…

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Renzo De Vecchi è un personaggio leggendario che rimanda ad antichi almanacchi calcistici. Nato il 3 febbraio del 1894 nel capoluogo meneghino fu iniziato prestissimo al football dal padre, accanito tifoso dei colori rossoneri, il quale lo iscrisse al Milan Football and Cricket Club. Del resto, le doti erano già evidenti in giovanissima età.

L’esordio sotto la direzione di Kilpin

Renzo De Vecchi entrò in Prima Squadra prestissimo, tanto da esordire in campionato a appena 15 anni, il 14 novembre 1909, in una gara contro l’Ausonia. Erano tempi tuttavia tormentati per il Diavolo, dopo la crisi societaria dell’anno prima a cui nacque l’Internazionale: Kilpin, il fondatore del Milan, si accorse immediatamente del talento mancino. La leggenda narra che una volta, in una partita di allenamento tra titolari e riserve, si era “permesso” di sradicare il pallone dai piedi del grande Kilpin, il vecchio capitano-fondatore, ricevendo in cambio un calcione nel sedere…

Il “Figlio di Dio”

L’ascesa di Renzo De Vecchi fu travolgente, tanto da esordire in Nazionale all’età di 16 anni, 3 mesi e 23 giorni, stabilendo un record ancora imbattuto. Il sinistro magico del giovane terzino gli fece guadagnare l’appellativo del “Figlio di Dio”. Le difficoltà del Milan, con il tramonto dell’era dei pionieri, non potevano però garantire prospettive importanti al giocatore, nonostante il suo attaccamento ai colori rossoneri.

Il trasferimento al Genoa

L’interesse del patron del Grifone, Geo Davidson, e l’opera di convincimento dell’ex compagno Mariani portarono infine Renzo De Vecchi a accettare la corte rossoblu. Il Genoa offrì 24 mila lire al giocatore, segnando di fatto la nascita del professionismo. Ufficialmente, a De Vecchi fu garantito un posto di lavoro alla Comit di Genova, essendo egli già impiegato di banca in quel di Milano. Nel capoluogo ligure vinse tre scudetti, prima di ritirarsi nel 1929.