Muslim ban, la Corte Suprema dà ragione al presidente Trump

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che il Muslim ban può continuare a essere applicato. Il provvedimento blocca l’arrivo degli immigrati provenienti da sei Paesi a maggioranza islamica.

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STATI UNITI – E’ stato uno dei primi provvedimenti decisi da Donald Trump appena insediatosi alla Casa Bianca e, in assoluto, il più osteggiato dagli oppositori e non solo del presidente americano. Il Muslim ban, infatti, è l’ordine esecutivo con il quale si vieta l’ingresso negli Stati Uniti dei viaggiatori provenienti da sei Stati a prevalenza musulmana: Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

La decisione della Corte Suprema

Non appena il Muslim ban è stato varato, si è scatenata una guerra legale tra gli organi giurisdizionali degli Stati Uniti, in particolare per effetto di alcune sentenze della magistratura: quella della Corte d’Appello di Richmond (Virginia) che ha stabilì che il provvedimento di Trump violasse il primo emendamento e quella della Corte d’Appello di San Francisco (California) che dichiarò che il provvedimento del capo della Casa Bianca esorbitante rispetto ai poteri costituzionali. Ora, la Corte Suprema ha tolto anche alcuni limiti al bando decisi dalla Corte d’Appello e così il provvedimento voluto da Trump è valido a tutti gli effetti e in maniera permanente.

La precedente riammissione

A fine giugno, dopo le decisioni della magistratura che avevano bloccato l’esecuzione del Muslim ban, la Corte Suprema aveva riammesso il provvedimento con alcune eccezioni: sarebbero potuti entrare nel territorio americano “gli stranieri che hanno una relazione con una persona o un’entità negli Usa”. La pronuncia del massimo organo giudiziario lasciò, quindi, qualche margine di interpretazione alle autorità di frontiera. Chi studia o lavora negli Usa, quindi, non avrebbe avuto grossi problemi per entrare. Il provvedimento, al contempo, decise il blocco per 120 giorni di tutti i profughi e, a tempo indeterminato, dei rifugiati provenienti dalla Siria.