Il nuovo decreto autovelox in Italia cambia le regole per oltre mille dispositivi, ma la sicurezza stradale resta prioritaria per le autorità .
Il sistema di controllo della velocità su strada in Italia subisce un’importante riorganizzazione con l’entrata in vigore di un nuovo decreto. Questo provvedimento interessa una grande quantità di autovelox e Tutor, dispositivi fondamentali per la sicurezza stradale, e ne ridisegna l’utilizzo secondo criteri più stringenti e definiti. La normativa appena introdotta cerca di risolvere una questione normativa rimasta in sospeso per più di trent’anni, portando con sé cambiamenti significativi per automobilisti e autorità .

Riorganizzazione dei dispositivi: solo quelli omologati potranno operare
A partire dalla mezzanotte tra l’11 e il 12 luglio, la situazione degli autovelox in Italia cambia radicalmente. Dei 4.060 dispositivi attualmente registrati, solo 2.856 continueranno a essere operativi per rilevare le infrazioni. Gli altri 1.204 dispositivi dovranno fermarsi fino a quando non otterranno l’omologazione necessaria per produrre multe valide. Questa decisione non è dovuta a malfunzionamenti tecnici, ma a una questione amministrativa: i dispositivi esclusi non hanno ancora i requisiti legali richiesti dal nuovo decreto.
Il provvedimento risponde a una lacuna normativa che risale al 1992, anno in cui il Codice della strada ha iniziato a prevedere l’omologazione degli strumenti di controllo della velocità . Tuttavia, fino ad oggi, non era stata mai definita una procedura completa per ottenere tale certificazione. Il nuovo decreto fa un passo avanti includendo un elenco di modelli già approvati in passato, ora considerati omologati, a condizione che ogni esemplare sia conforme e tarato correttamente.
Nuove regole per l’omologazione e la gestione delle immagini
Il decreto introduce anche nuove regole per i dispositivi futuri. Ogni nuovo prototipo dovrà passare attraverso una procedura di omologazione, e ogni dispositivo dovrà essere tarato prima di entrare in funzione. La verifica della taratura dovrà avvenire almeno una volta all’anno, altrimenti il dispositivo non potrà essere utilizzato per rilevare infrazioni.
Un altro aspetto importante riguarda la gestione delle immagini e delle informazioni raccolte. Fotografie e dati dovranno essere protetti tramite crittografia e firma digitale, mentre i volti delle persone presenti nei veicoli ripresi dovranno essere oscurati. Questo per garantire una maggiore protezione della privacy e della sicurezza dei dati raccolti.
Implicazioni per i dispositivi esclusi e le sanzioni pendenti
I dispositivi non inclusi nell’elenco dei modelli omologati dovranno essere disattivati finché non otterranno l’omologazione. I titolari delle precedenti approvazioni possono presentare prove tecniche al ministero per ottenere l’omologazione, ma nel frattempo questi apparecchi non potranno generare sanzioni. Lo spegnimento potrebbe essere temporaneo e la durata dipenderà dalla capacità dei produttori di dimostrare la conformità dei loro modelli.
Il decreto, tuttavia, non risolve la questione delle multe già contestate. Non agisce retroattivamente e non modifica i procedimenti in corso. Pertanto, resta da chiarire come i giudici affronteranno le future sanzioni, dato che un decreto ministeriale non può sovvertire le distinzioni previste dal Codice della strada tra approvazione e omologazione. Le associazioni dei consumatori sono già pronte a intraprendere nuove azioni legali per tutelare i diritti degli automobilisti.