Spagna, no della Consulta al referendum della Catalogna su indipendenza

La Corte Costituzionale spagnola ha sospeso il decreto di convocazione da parte della Catalogna del referendum per l’indipendenza. Per tutta risposta, il parlamento catalano ha approvato una legge di “rottura” con la Spagna.

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SPAGNA – Appena due giorni fa, il 6 settembre, il Parlamento della Catalogna ha approvato con 72 voti a favore, zero contrari e 12 astensioni la legge di convocazione del referendum sull’indipendenza del primo ottobre. Immediatamente, da parte del Governo di Madrid presieduto da Mariano Rajoy, è partita la contromossa con il deferimento del provvedimento alla Corte Costituzionale della Spagna.

Scontro Barcellona-Madrid

Il braccio di ferro tra la Regione iberica e il Governo centrale è entrato nel vivo e si è fatto più aspro nella giornata di ieri. Da una parte il presidente della Catalogna Carles Puigdemont e il presidente del Parlamento Carme Forcadell, dall’altra la Procura di Madrid pronta a denunciare i due politici, più altri dirigenti.

La decisione della Corte

Poi, nella serata di ieri – come ampiamente previsto -, la Consulta ha accolto le richieste di Madrid, sospendendo il decreto di convocazione del referendum di indipendenza del primo ottobre firmato dal presidente catalano Puigdemont. La Consulta ha avvertito personalmente il presidente e i ministri catalani, la presidenza del Parlamento di Barcellona, diversi alti funzionari e i 947 sindaci dei comuni della Catalogna – che dovranno fornire i seggi – di non partecipare alla organizzazione del referendum, pena sanzioni penali. I 12 giudici, inoltre, hanno respinto la ricusazione nei loro confronti della presidente del parlamento catalano Carme Forcadell per “mancanza di imparzialità”.

Contromossa del Parlamento di Barcellona

In Catalogna, tuttavia, sono intenzionati a andare avanti. Nella tarda serata di ieri, infatti, il Parlamento catalano ha approvato, per iniziativa della maggioranza assoluta secessionista, la legge di “rottura” con Madrid che entrerà in vigore se il “sì” vincerà al referendum di autodeterminazione del 1 ottobre, dichiarato “illegale” dalla Spagna.