Il ruolo delle donne in Italia durante e dopo le guerre mondiali

Il ruolo delle donne in Italia durante e dopo le guerre mondiali

Scopri il percorso trasformativo delle donne italiane dalla fine del XIX secolo all’era post-Seconda Guerra Mondiale.


Alla fine dell’Ottocento, le donne italiane iniziano a conquistare diritti significativi. Ma cosa accade alle donne tra allora e il 1946, anno in cui ottengono finalmente il diritto di voto?

L’impatto della prima guerra mondiale sul ruolo delle donne


La Prima Guerra Mondiale segna una svolta decisiva. Con gli uomini al fronte, le donne escono in massa dalle case per occupare i posti di lavoro lasciati liberi.

Matilde Serao, prima donna a dirigere un giornale italiano nel 1916, descrive la guerra dal punto di vista femminile nel suo libro “Parla una donna: diario femminile di guerra, maggio 1915 – marzo 1916”. Serao racconta della guerra attraverso le donne, tra cui se stessa, madre di soldati, e altre donne che chiama “sorelle”. Queste donne includono le prime dottoresse e infermiere che curano i feriti, le contadine e le operaie che sostituiscono gli uomini nei campi e in fabbrica, e le donne che cuciono calze di lana per i soldati o accompagnano i loro cari alla partenza. Anche le telegrafiste che inviano dispacci di guerra fanno parte di questo cambiamento.

Nonostante il suo contributo come giornalista e leggendo le lettere dal fronte alle analfabete, Serao si chiede: “Chi premierà questo valore sconosciuto? Dio vede, ma il mondo è cieco”.

La realtà post-bellica e l’abrogazione dell’autorizzazione maritale


Le parole di Serao sono profetiche. Dopo la guerra, le donne vengono licenziate in massa per fare spazio ai reduci. Tuttavia, viene abrogata l’autorizzazione maritale, una legge oppressiva che richiedeva il consenso del marito per quasi tutte le azioni importanti delle donne, come l’acquisto di proprietà, la stipula di mutui e persino il trasferimento della famiglia. Fino a un secolo fa, questa era la condizione delle donne in Italia.

La condizione delle donne tra le due guerre


Tra le due guerre, le donne tornano in casa, esaltate dal fascismo come mogli e madri, chiamate a donare figli alla patria e le fedi nuziali. Durante il periodo fascista, alcune donne continuano a ricoprire ruoli tradizionalmente maschili, riconosciuti con l’abrogazione dell’autorizzazione maritale. Tuttavia, il regime spesso descrive queste donne come spinte dalla necessità economica piuttosto che dal desiderio di autoaffermazione, nonostante Mussolini debba molto a una donna straordinaria, Margherita Sarfatti.

Donne e il movimento della resistenza


La Seconda Guerra Mondiale porta con sé i movimenti partigiani, e le donne sono protagoniste della Resistenza. Sono staffette e combattenti, scoprendo se stesse come persone con ideali, sogni e una propria esistenza oltre la cura di un uomo, sia esso un marito, un padre o un figlio.

Nel 1946, le donne sono pronte a votare per la prima volta, facendo scelte autonome nel referendum tra Monarchia e Repubblica, riflettendo il proprio pensiero e non solo quello degli uomini di casa.

Il movimento femminista e le riforme legali


Nonostante questi progressi, fino ai movimenti femministi degli anni sessanta e settanta e alle riforme del diritto di famiglia, il ruolo delle donne resta in gran parte tradizionale e subordinato. Anche quando lavorano in ruoli quasi inesplorati, sentono il peso della loro condizione. L’avvocata Pratilli, ben oltre la metà degli anni cinquanta, nota che lei e le sue poche colleghe hanno bisogno di una “cappa” per essere prese sul serio da avvocati maschi, giudici e clienti.

La strada, tuttavia, è ormai tracciata.