Il Terzo Polo si propone come baricentro

Il Terzo Polo si propone come baricentro

La scommessa di Carlo Calenda dopo il voto.

Il leader di Azione è ottimista sul risultato che può raggiungere il suo partito ma rassicura che “Perché le cose vadano come vogliamo noi non è necessario arrivare al risultato che conto di raggiungere io.” Ma basterebbe anche meno secondo Calenda. Il calcolo del leader del Terzo Polo si basa sul fatto che “con un risultato compreso tra il 10 e il 12% invece di Giorgia Meloni come tutti pensano a Palazzo Chigi ci ritroviamo ancora Mario Draghi”.

Anche se i sondaggi non portano a quelle cifre, ancora per il momento anche se queste ultime due settimane sono decisive. Gli ultimi sondaggi possibili infatti danno il partito di Calenda intorno al 7% risicato. Ma per il leader di Azione non ha senso pensare ai sondaggi perché è convinto che tutti i dati che riguardano il Terzo Polo sono sottodimensionati. “Perché la gente che ci vota a cominciare dai professionisti, non ha tempo di rispondere a telefono a uno che fa le rilevazioni” ha dichiarato.

Carlo Calenda

Il baricentro del prossimo governo

L’obiettivo di Renzi e Calenda, dalla formazione del Terzo Polo, è porsi come alternativa alle due coalizioni per smontare il bipolarismo e per porsi come “ago della bilancia” del posto voto. Un’espressione che però non piace molto a Calenda perché ago della bilancia presuppone un vecchio sistema composto da “due forni. Noi semmai saremo il baricentro.” Il leader di Azione rassicura che “abbiamo in testa un’idea chiara e un modo per realizzarla”.

La strategia sta nel rubare voti a destra e a sinistra, già iniziata quando un pezzo di elettorato del Pd si è spostato verso Azione e Italia Viva e ora anche da Forza Italia dall’elettorato moderato e liberale deluso dalla deriva berlusconiana. “Perché continuare a erodere quel consenso vuol dire tenere il centrodestra lontano dal 50%.” Ma Calenda non si ferma però a questo elettorato, ha intenzione di prendere voti anche nel Nord-est, in terra leghista. Per l’ex ministro non è scontato che tutti i delusi della Lega si riversino solo su Fratelli d’Italia.