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Presunte sevizie animali scuotono università italiana
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Inchiesta “Grecale”: dieci rinviati a giudizio per sevizie sugli animali a Catanzaro

Cane ferito al muso per gravi percosse.

Un caso di presunte sevizie sugli animali nei laboratori universitari solleva interrogativi su etica e legalità nella ricerca scientifica.

All’Università Magna Grecia di Catanzaro si è aperta una vicenda giudiziaria che ha destato scalpore e indignazione a livello nazionale. Al centro delle indagini ci sono presunte sevizie sugli animali nei laboratori dell’ateneo, con accuse che spaziano dal maltrattamento alla soppressione di animali senza le necessarie garanzie legali e protocolli etici.

L’inchiesta, ribattezzata “Grecale”, ha visto coinvolti numerosi membri del personale universitario, tra cui docenti e dirigenti sanitari, e ha portato alla ribalta questioni di fondamentale importanza riguardanti l’uso degli animali nella ricerca scientifica.

Cane ferito al muso per gravi percosse.
Cane vittima di abusi con lesioni evidenti al muso. – newsmondo.it

Le accuse che scuotono l’Università Magna Grecia di Catanzaro

Il procedimento giudiziario coinvolge dieci persone, tra cui l’ex rettore Giovambattista De Sarro e il cardiologo Ciro Indolfi, entrambe figure di spicco nel panorama accademico e scientifico. Le accuse mosse dalla Procura includono reati di corruzione, falso e truffa ai danni dello Stato, ma il fulcro delle indagini è il presunto maltrattamento di animali nei laboratori. Le pratiche denunciate comprendono la soppressione di animali senza misure analgesiche, omissioni nei controlli e violazioni dei protocolli autorizzativi. L’associazione Lav, parte civile nel processo, ha sottolineato come tali pratiche non solo configurino possibili responsabilità penali, ma mettano anche in dubbio l’affidabilità delle ricerche condotte. Il rinvio a giudizio rappresenta un passaggio cruciale che potrebbe anche innescare modifiche normative in materia di sperimentazione animale.

Implicazioni legali e reazioni pubbliche

Il processo, che vedrà il suo prossimo atto il 16 marzo con l’udienza di altri pubblici ufficiali coinvolti, ha attirato l’attenzione di media e opinione pubblica. Tra gli imputati figura Giuseppe Caparello, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asp veterinaria di Catanzaro, accusato di corruzione. La gravità delle accuse ha sollevato interrogativi etici e scientifici, ponendo sotto i riflettori la necessità di garantire trasparenza e rispetto della vita animale nella ricerca. Le decisioni del tribunale potrebbero avere significative ripercussioni sulla regolamentazione degli esperimenti sugli animali in Italia. Mentre la vicenda si sviluppa, rimane un monito della necessità di proteggere gli animali e di punire chi viola le fondamentali regole del benessere animale. La comunità scientifica è chiamata a rispondere con rigore e responsabilità, in un dibattito che intreccia etica, ricerca e legalità.

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ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2026 11:11

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